La concorrenza cinese arriva anche nel settore funerario europeo. Dopo anni di espansione in numerosi comparti industriali, le aziende di Pechino stanno conquistando spazio anche nel mercato delle bare, proponendo prodotti a prezzi particolarmente contenuti. Una situazione che sta preoccupando i produttori europei, pronti a chiedere l’intervento della Commissione europea per verificare eventuali pratiche commerciali sleali.
Secondo quanto riferito da Politico, un gruppo di aziende europee del comparto ha avviato un’iniziativa comune per sollecitare un’indagine sulle importazioni provenienti dalla Cina. Al centro delle contestazioni ci sono i prezzi particolarmente competitivi e il sospetto che alcune modalità di importazione possano sfruttare lacune nelle procedure doganali.
La mobilitazione rappresenta un passaggio significativo per un settore che finora non disponeva di una vera e propria rappresentanza organizzata a livello europeo. I produttori hanno costituito una coalizione e avviato interlocuzioni con funzionari della Commissione, coinvolgendo anche gli uffici che si occupano di politica commerciale.
La prossima iniziativa potrebbe essere una denuncia antidumping. Si tratta di uno strumento previsto dalle regole del commercio internazionale per contrastare le importazioni di prodotti venduti all’estero a prezzi inferiori al loro valore normale, quando queste condizioni provocano un danno all’industria del Paese importatore.
I produttori europei chiedono quindi di verificare se le aziende cinesi stiano commercializzando le bare nel mercato comunitario a condizioni tali da compromettere la capacità competitiva delle imprese locali.
L’obiettivo non è soltanto ottenere maggiori controlli, ma anche valutare l’eventuale introduzione di misure commerciali qualora le indagini dovessero confermare comportamenti contrari alle norme.
Il problema, secondo i promotori dell’iniziativa, avrebbe già prodotto conseguenze rilevanti. Negli ultimi cinque anni il numero dei produttori europei di bare sarebbe sceso da circa 120 a 90, con la chiusura di un’impresa su quattro.
A riferire questi dati a Politico è Folco Ciulli, consulente impegnato nel coordinamento della denuncia.
La vicenda mette in evidenza una difficoltà che riguarda anche comparti industriali tradizionali, spesso costituiti da piccole e medie imprese che devono confrontarsi con concorrenti capaci di operare su scala molto più ampia e con strutture di costo differenti.
Il mercato delle bare, per sua natura, presenta una domanda relativamente stabile nel tempo. Tuttavia, la prevedibilità dei consumi non mette al riparo le aziende dalle trasformazioni del commercio internazionale e dalla pressione dei prezzi.
La questione che ora arriva a Bruxelles riguarda il delicato equilibrio tra libero mercato e tutela della produzione europea. Se le accuse dovessero trovare conferma, l’Unione potrebbe valutare gli strumenti previsti dalla normativa antidumping.
La partita, dunque, non riguarda soltanto il prezzo di un prodotto, ma il futuro di un’intera filiera manifatturiera europea, che rischia di perdere ulteriori imprese di fronte all’avanzata delle importazioni cinesi.
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