“L’impatto del Covid sulla rete dei trapianti c’è stato e lo abbiamo misurato: nel 2020 si è registrato un calo dei trapianti di circa il 10%. Un calo sicuramente importante ma, considerato tutto quello che è successo, direi anche contenuto. Rispetto alla Spagna ma anche alla Francia, per esempio, la rete trapiantologica italiana ha retto molto bene”.
Risponde cosi Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale Trapianti, interpellato durante un’intervista dall’agenzia Dire in merito all’impatto che ha avuto il Covid sui trapianti, anche alla luce di un recente caso avvenuto negli Stati
Uniti, quello di una donna morta a causa dell’infezione da SARS-CoV-2 contratta attraverso un trapianto di polmoni.
“Quanto al caso di trasmissione del Covid con il trapianto questo è il primo caso documentato nel mondo- ha proseguito Cardillo- nonostante le tante migliaia di trapianti eseguiti dall’inizio della pandemia. Direi quindi che si tratta di un evento estremamente raro ed improbabile. C’è anche da dire che quel caso si è verificato negli Stati Uniti, dove esiste un protocollo un po’ meno vincolante e rigido rispetto a quello italiano, perché quel donatore non aveva effettuato la ricerca del virus del Covid nel lavaggio broncoalveolare, ma solo un tampone nasofaringeo. In Italia la ricerca del Covid sul lavaggio broncoalveolare è obbligatoria, per cui noi avremmo riscontrato il virus in quel donatore e non sarebbe successo”.
“Sono rari, i numeri non sono altissimi e questo è il terzo caso. Però- ha spiegato il direttore Cardillo- si tratta di interventi importanti perché consentono il trapianto in pazienti iperimmunizzati, cioè in pazienti difficili che hanno anticorpi rivolti verso il donatore e che quindi molto difficilmente trovano un donatore compatibile. Per questo programmi di crossover internazionali sono importanti ed è fondamentale la collaborazione con altri Paesi europei, in particolar modo con la Spagna. Questo programma è aperto anche al Portogallo e stiamo avviando collaborazioni con la Svizzera e la Grecia, proprio per ampliare al massimo le possibilità di trovare per questi pazienti donatori compatibili. Esiste poi un importante aspetto organizzativo: tutto deve avvenire in tempi ristretti e molto coordinati, perché le due donazioni devono iniziare contemporaneamente- ha concluso- e i reni devono andare ai rispettivi riceventi con una tempistica la più rapida possibile”.
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