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Freddo a Torino, sciarpa e cappello non bastano: trucchi e tradizioni per scaldarsi davvero

L’inverno torinese sa essere spietato. Le giornate corte, l’umidità che penetra nelle ossa, il vento che scende dalla collina o spira da nord come una lama: chi vive all’ombra della Mole Antonelliana sa bene che “a l’è ‘n frèid che t’pèula nen”, un freddo che non perdona. In questa stagione, sciarpa e cappello diventano alleati inseparabili. Ma sono davvero sufficienti? E cosa racconta la tradizione popolare su come difendersi dal gelo?

A Torino, vestirsi a cipolla non è un consiglio da rivista patinata, ma una regola di sopravvivenza urbana. I torinesi sanno che non basta coprirsi, bisogna farlo bene: la sciarpa deve essere spessa e lunga, da avvolgere più volte intorno al collo fino a sembrare un cuscino. Il cappello? Meglio se di lana, calato sulle orecchie. “Mia nona diseva: ‘T met nen ‘n capel, t’arfrèid fin a l’oss'”, racconta Davide, 67 anni, del quartiere San Donato. Tradotto: se non metti il cappello, il freddo ti entra fin nelle ossa.

Non è solo una questione di abbigliamento. A Torino, anche l’alimentazione diventa un’arma contro l’inverno. Via libera a zuppe calde, polenta, spezzatini, e naturalmente al bollito misto con salsa verde. “A stagiun dël frèid a l’è bon-a për mangé com’na vota”, dice Marina, che gestisce una trattoria in zona Vanchiglia. “L’inverno è il tempo giusto per mangiare come una volta”: piatti ricchi, sostanziosi, che scaldano anche l’anima.

In casa, poi, si riscoprono piccoli riti del passato. Le borse dell’acqua calda, i plaid pesanti, i pigiami di flanella. E per chi non ha il riscaldamento centralizzato, un rimedio tutto torinese: la “stufa a parafina”, che profuma di ricordi d’infanzia e di sere passate a giocare a carte con i nonni. “Quand i stufe a butan a l’era nen anca inventà, i stufe a parafina a l’era tut”, dice Giovanni, pensionato del quartiere Aurora: “Quando le stufe a gas non esistevano, la stufa a paraffina era tutto”.

Anche la città si adatta al freddo. I portici diventano rifugi per pedoni infreddoliti, le cioccolaterie un’oasi di tepore e profumi. Torino non combatte il freddo, lo accoglie e lo trasforma in atmosfera. Basta un bicerin, la tipica bevanda calda a base di cioccolato, caffè e crema di latte, per sentirsi coccolati e dimenticare il gelo.

Infine, il consiglio più semplice, ma forse il più efficace, arriva dalla saggezza popolare: “Copritevi ben, che ‘l frèid a l’è furbo!”. Perché a Torino il freddo non si sfida, si anticipa. E con un po’ di lana, una tazza fumante e un pizzico di spirito sabaudo, anche l’inverno più rigido diventa sopportabile.

Antonio Nesci

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