Il buddhismo lamaista è parte integrante dell’identità mongola. Diffuso a partire dal XVI secolo, fu duramente represso durante l’epoca sovietica, quando molti monasteri furono distrutti e migliaia di monaci perseguitati. Oggi i luoghi sacri stanno rinascendo e rappresentano una tappa fondamentale per chi visita la Mongolia.
Il Monastero di Erdene Zuu, nei pressi di Karakorum, è il più antico del Paese. Fondato nel 1586, era circondato da mura con 108 stupa. Gran parte degli edifici fu distrutta negli anni Trenta, ma ciò che resta – templi, affreschi, statue – trasmette ancora un senso di sacralità.
A Ulan Bator, il Monastero di Gandan è il centro spirituale più importante. Qui si trova una statua di 26 metri del Buddha Migjid Janraisig, ricostruita dopo la caduta del regime comunista.
Altri luoghi suggestivi sono Amarbayasgalant, in un vallone verdeggiante a nord, e Tövkhön, eremo costruito su una montagna che domina la Valle dell’Orkhon.
Visitare i monasteri significa entrare in contatto con la vita religiosa mongola: i monaci che recitano sutra, i fedeli che girano le ruote di preghiera, gli incense che profumano l’aria.
Per i viaggiatori occidentali, è anche l’occasione per riflettere sul rapporto tra fede e sopravvivenza culturale. La rinascita dei monasteri dopo decenni di repressione dimostra la resilienza di un popolo che ha saputo preservare le proprie radici.
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