Categories: Economia e Finanza

La crisi in Medio Oriente mette a rischio export e bollette: allarme per le imprese piemontesi

Il conflitto in Iran e le tensioni nel Medio Oriente lanciano un campanello d’allarme per le piccole e medie imprese del Piemonte. A segnalarlo è Confartigianato Imprese Piemonte, secondo cui la regione si colloca al secondo posto in Italia per esposizione dell’export verso l’area mediorientale, con vendite pari al 2,09% del valore aggiunto regionale, circa 2,6 miliardi di euro.

L’associazione evidenzia anche il rischio di un’impennata dei costi energetici. Le aziende piemontesi potrebbero registrare un aumento fino a 879 milioni di euro a causa delle bollette, con un impatto particolarmente grave sulle realtà più diffuse sul territorio.

«Le tensioni in atto – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici – non rappresentano solo una tragedia umana e sociale, ma costituiscono una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. Il Piemonte rischia duri contraccolpi sia sul fronte dell’export sia su quello dei costi energetici».

Felici sottolinea che le imprese locali già oggi pagano l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più all’anno rispetto alla media europea per consumi inferiori a 2.000 MWh. «Un’ulteriore impennata dei prezzi potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività», aggiunge.

Il presidente di Confartigianato punta anche il dito sulla chiusura dello stretto di Hormuz, che potrebbe far lievitare i prezzi delle materie prime e dell’energia. «Se la crisi si protrarrà nel tempo, avremo effetti pesanti sulle bollette. Ci aspettiamo interventi politici strutturali contro gli squilibri speculativi che penalizzano gli artigiani e le piccole imprese».

La situazione conferma quanto la stabilità internazionale sia ormai un fattore determinante anche per l’economia regionale, con un impatto diretto su export, produzione e consumi.

Antonio Nesci

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