Categories: Scienza e Tecnologia

L’appello di don Luca Peyron spinge Torino ad essere riferimento per l’intelligenza artificiale

La Città si candida a diventare riferimento per l’intelligenza artificiale in Italia. La candidatura parte dalla società civile. È stata lanciata mediante un appello di don Luca Peyron, coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale della diocesi di Torino e docente di teologia della trasformazione digitale alla Cattolica di Milano. A sua volta, lo stesso Servizio creato dall’arcivescovo Cesare Nosiglia nel novembre 2019. “È un unicum in Italia e tra i pochi a livello internazionale – spiega -. Si tratta di una sorta di pensatoio sulla trasformazione digitale” intergenerazionale e aperto ai contributi di esperti e non.

Per Peyron Torino e il Piemonte avrebbero tutte le carte in regola per ricoprire un ruolo guida a livello nazionale e anche europeo: la presenza di Politecnico, Università, centri di ricerca industriali, ma soprattutto “cultura e sensibilità giuste” per rendere la candidatura più che concreta. Così è nata l’idea dell’appello, “dopo un confronto con l’arcivescovo abbiamo deciso di lanciare il sasso nello stagno” spiega il coordinatore del Servizio per l’Apostolato Digitale che nel frattempo ha già incontrato i rettori degli atenei piemontesi, i rappresentanti istituzionali, il mondo imprenditoriale, incassando numerosi endorsement da Unione industriale di Torino, Comune, Regione, Museo piemontese dell’informatica, ordini professionali, Club degli investitori, Csi.

Dopo l’appello che ha dato il via alla “candidatura” torinese, ora Peyron chiarisce che è in corso un “attento lavoro di ascolto, di coinvolgimento delle competenze, di raccolta di suggestioni, che porti anche all’individuazione di una squadra in grado, alla fine del percorso, di realizzare un faldone ricco di spunti concreti da portare a Roma a breve: possibilmente prima di Natale”.

A spingere l’arcidiocesi di Torino a compiere un passo su un terreno che a prima vista potrebbe non sembrare così abituale “è l’elemento etico. La presenza non solo ha senso ma è proprio un dovere. Dobbiamo chiederci per chi vogliamo sia l’intelligenza artificiale e con quali valori: un presidio è quindi fondamentale per evitare di trovarci in un mondo che non ci piace. Inoltre, c’è una lunga storia ecclesiale e sociale che fa di Torino e del Piemonte un luogo che ha da dire cose importanti sul fronte dell’inclusione sociale”.

Antonio Nesci

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