Categories: Economia e Finanza

L’eccellenza piemontese passa in mani internazionali

I grandi operatori internazionali del food mettono mano sull’eccellenza piemontese. Il gelato al Bonet di Grom è diventato un brand di Unilever. La robiola delle Fattorie Osella, proprietà Kraft. Le barrette di goji di Equilibra, anche in questo caso targate Unilever. Stessa sorte toccata ai vini della Langhe, come le cantine Vietti e Serafino, (oggi Krauser) e lo spumante astigiano Gancia (Standard Russian).

Il Piemonte delle eccellenze dell’agroalimentare è nel mirino delle multinazionali del food che aprono il portafogli e spendono milioni di dollari pur di sedersi alla tavola del “buono, pulito e giusto”. L’economia del benessere va braccetto con la sostenibilità. Se per qualcuno è come ospitare il “diavolo” a tavola, per altri è una contaminazione positiva. Il segno del successo della “generazione Greta” si rintraccia nel carrello della spesa che oggi è pieno di prodotti bio, salutisti, a chilometro zero, a packaging ridotto e senza plastica. Tutte referenze che sono uscite dai mercatini rionali per finire in braccio alle multinazionali.

I big del cibo industriale vogliono togliersi di dosso l’etichetta del junk food, alimenti poco sani, per vestire i panni di produttori etici e responsabili. Il caso di Lurisia ne è un esempio. La sorgente ha una capacità limitata di erogare acqua, stimata intorno a 150 milioni di bottiglie. I big iniziano a fare shopping anche di piccoli marchi per servire un menù compatibile con le richieste a km zero.

Antonio Nesci

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