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“Magna Mater tra Roma e Zama”: al Parco del Colosseo una mostra tra archeologia, mito e cooperazione internazionale

Fino al 5 novembre 2025, il Parco archeologico del Colosseo ospita Magna Mater tra Roma e Zama, una grande mostra internazionale che unisce archeologia, mito e diplomazia culturale tra Italia e Tunisia. L’iniziativa si inserisce nel Piano Mattei e nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo e l’Institut National du Patrimoine di Tunisi.

Protagonista dell’esposizione è la Magna Mater, la Grande Madre, divinità arcaica dalle molteplici identità – Kubaba, Cibele, Kybele, Meter Theon – venerata per oltre un millennio tra Anatolia, Grecia e Roma. Il percorso racconta l’evoluzione del culto, dal mondo frigio all’adozione ufficiale a Roma nel 204 a.C., quando, secondo il responso dei Libri Sibillini, l’immagine aniconica della dea fu portata da Pessinunte al Palatino per salvare la città minacciata da Annibale. Da quel momento, la Magna Mater divenne simbolo di rigenerazione e protezione per l’Urbe.

Il progetto espositivo si sviluppa in sei luoghi simbolici del Parco, creando un itinerario immersivo nella storia e nella spiritualità antica:

  • Uccelliere Farnesiane
  • Tempio della Magna Mater
  • Ninfeo della Pioggia
  • Tempio di Romolo
  • Curia Iulia
  • Museo del Foro Romano

Curata da Alfonsina Russo, Tarek Baccouche, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Sondès Douggui-Roux, con il contributo di Patrizio Pensabene, Aura Picchione e Angelica Pujia, la mostra rappresenta un esempio concreto di cooperazione scientifica e culturale tra le due sponde del Mediterraneo, valorizzando un patrimonio condiviso.

La visita alla mostra è inclusa nel biglietto ordinario del Parco archeologico del Colosseo, senza costi aggiuntivi. Il Parco è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15), con chiusura straordinaria prevista per il 3 agosto, 7 settembre, 5 ottobre, 2 e 4 novembre 2025.

Magna Mater tra Roma e Zama è molto più di un evento culturale: è un invito a riflettere sulle radici comuni del Mediterraneo, sull’importanza del dialogo tra culture e sulla forza delle divinità arcaiche di parlare ancora al presente.

Antonio Nesci

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