Scopriamo cos’è e come si cura la pitiriasi alba

Un disturbo cutaneo molto comune nei bambini e negli adolescenti. È la pitiriasi alba. Colpisce il 5% dei bambini negli Stati Uniti, secondo alcune stime. La malattia ha un decorso benigno e si risolve spontaneamente, con un graduale ritorno alla normale pigmentazione in alcuni mesi o anni. La pitiriasi alba si manifesta con macule e chiazze rotonde o ovali con margini indistinti, spesso con lieve eritema e/o desquamazione. La presentazione più comune è costituita da lesioni ipopigmentate asintomatiche o lievemente pruriginose. Le lesioni più comuni vanno da 4 a 20, misurano da 0,5 cm a 5 cm e sono distribuite soprattutto su viso (in particolare guance), collo, parte superiore delle braccia e parte superiore del tronco. La desquamazione può peggiorare in inverno per via dell’aria secca degli ambienti chiusi e le lesioni si fanno più evidenti in primavera ed estate a causa dell’esposizione al sole, che scurisce la cute circostante. Si possono manifestare anche anche segni di dermatite atopica.

La pitiriasi alba colpisce bambini e ragazzi di età compresa tra i tre e i 16 anni, soprattutto sotto i 12 anni, in prevalenza maschi e con una storia precedente di atopia. La storia del paziente o della famiglia può includere dermatite atopica, rinite allergica o asma. Non c’è una chiara predominanza razziale, ma le lesioni sono più evidenti nei fototipi più scuri.

Si tratta di malattia che non è nè infettiva né contagiosa. In molti casi è considerata una manifestazione minore della dermatite atopica. Ad oggi non è stata identificata alcuna causa specifica, anche se i casi esaminati e gli studi sembrano ipotizzare un legame con alcuni elementi ricorrenti, come una ridotta produzione di melanina nelle aree colpite, la presenza di ghiandole sebacee atrofiche, anemia da carenza di ferro e bassi livelli di rame nel siero.

Sono state descritte due varianti non comuni di pitiriasi alba. La prima è la pitiriasi pigmentante, presenta lesioni iperpigmentate al centro, di colore bluastro, circondate da un alone ipopigmentato. Questi sono spesso associati a infezioni da dermatofiti e si trovano soprattutto nei tipi di pelle più scuri. La pitiriasi alba estesa si manifesta con un coinvolgimento cutaneo diffuso, simmetrico e più persistente e lesioni sono distribuite in particolare sul tronco piuttosto che sul viso.

La diagnosi si basa sull’osservazione clinica. Può tuttavia essere completata da diverse procedure diagnostiche, utili a escludere altre malattie. La biopsia cutanea di solito non è necessaria, ma può distinguere la pitiriasi alba dalla micosi fungoide.

Non è richiesto alcun trattamento per la pitiriasi alba, che in genere regredisce in modo spontaneo in 12-24 mesi. Sono disponibili però diversi trattamenti per ridurre i sintomi, ma non ci sono prove definitive sulla loro efficacia e la loro eventualità va discussa con il dermatologo. Gli steroidi topici a bassa potenza, come una crema o un unguento all’idrocortisone all’1%, possono ridurre l’eritema e il prurito e accelerare la ripigmentazione.

Anche il trattamento con inibitori topici della calcineurina, come pomata tacrolimus 0,1% e crema pimecrolimus 1%, ha dato prove di efficacia. Il calcitriolo, un analogo topico della vitamina D, ha mostrato un’efficacia comparabile al tacrolimus. Altre opzioni di trattamento, riservate a casi estesi, includono la fototerapia UVB a banda stretta o laser a eccimeri 308 nm.

L’uso di dermocosmetici ad azione emolliente, lenitiva e idratante può essere indicato per attenuare i fastidi della pitiriasi alba e la secchezza cutanea, così come è raccomandata una corretta e costante igiene della pelle, attraverso l’uso di detergenti delicati. Le aree interessate dalla malattia devono essere protette dall’esposizione al sole, poiché l’oscuramento della pelle circostante può peggiorare l’aspetto estetico. Inoltre c’è il rischio di scottature per le zone ipopigmentate.

Antonio Nesci

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