Senza merito non c’è futuro: Giancarlo Isaia tra fuga dei giovani medici e rivoluzione della telemedicina

La medicina italiana tra tradizione accademica e innovazione digitale. È questo il filo conduttore dell’intervento su Fast News Platform del professor Giancarlo Isaia, figura di riferimento della medicina nazionale e internazionale, presidente della storica Accademia di Medicina di Torino.

Nel corso della diretta streaming, Isaia ha illustrato la strategia comunicativa dell’Accademia, storica istituzione fondata oltre 180 anni fa ai tempi di Carlo Alberto, oggi sempre più orientata all’apertura verso l’esterno e all’utilizzo delle tecnologie digitali.

“Abbiamo scelto di aprire le finestre – ha spiegato Isaia – uscendo dagli angusti limiti accademici per far conoscere il nostro lavoro attraverso le nuove tecnologie”. L’Accademia, ha ricordato, organizza due riunioni al mese su temi scientifici, clinici e sociali, trasmesse anche in streaming e seguite mediamente da 200-250 utenti collegati online, oltre al pubblico in presenza.

Un modello di comunicazione che punta non solo ai medici, ma anche ai cittadini. “La comunicazione è fondamentale sia verso i pazienti sia verso i professionisti della salute”, ha sottolineato Isaia, evidenziando anche la funzione di educazione sanitaria rivolta al pubblico generale. Tuttavia, ha precisato, “non è possibile fare diagnosi o prescrizioni a distanza: sarebbe scorretto e deontologicamente inaccettabile”.

Ampio spazio anche al tema della formazione dei giovani medici e della cosiddetta “fuga dei cervelli”. Isaia ha riconosciuto come molti talenti italiani trovino all’estero condizioni migliori di lavoro, stipendi e opportunità di ricerca: “In Italia formiamo ottimi medici, ma poi non sempre riusciamo a trattenerli. In altri Paesi trovano più risorse, meno burocrazia e maggiore valorizzazione del merito”.

Un nodo centrale, quello del merito, che secondo il professore rappresenta una delle principali criticità del sistema accademico italiano. “Serve un modello più dinamico, capace di premiare i risultati scientifici, come avviene in altri contesti internazionali”, ha osservato.

Isaia ha poi rivendicato la scelta personale di restare in Italia e a Torino: “Ho deciso di rimanere perché amo il mio Paese e perché credo sia giusto restituire ai giovani parte di ciò che ho ricevuto in termini di formazione e crescita culturale”.

Non è mancato un passaggio sul ruolo crescente delle donne nella medicina e nella ricerca, che secondo Isaia rappresentano una componente “essenziale e sempre più centrale” per il futuro del settore.

Infine, lo sguardo si è allargato alla dimensione globale della ricerca scientifica. Torino, ha spiegato, è sempre più inserita in un network internazionale che coinvolge università e centri di ricerca di Europa, Asia e America, grazie anche alle nuove tecnologie e alla telemedicina, che consentono oggi collaborazioni a distanza sempre più immediate.

“La globalizzazione della conoscenza – ha concluso Isaia – è una grande opportunità, ma serve una visione strategica per valorizzare davvero le competenze e trattenere i talenti”.

Un messaggio che, tra innovazione e responsabilità, rilancia il ruolo della medicina come ponte tra sapere scientifico, società e futuro.

Antonio Nesci

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