L’indagine di Confindustria Piemonte evidenzia un clima prudente tra le imprese piemontesi, tra rincari di energia e materie prime, calo degli ordini e stabilità negli investimenti.
Nonostante lo scoppio della guerra in Iran, le imprese piemontesi mantengono un clima di fiducia cauto, ma non rinunciano a investire. È quanto emerge dall’indagine di marzo condotta dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino, che ha coinvolto oltre 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi.
Tra i dati più rilevanti, spiccano gli aumenti dei costi legati a materie prime, logistica ed energia: oltre il 70% delle imprese prevede rincari significativi, percentuale che sale all’85% nel settore energetico. Nonostante ciò, le attese per produzione e occupazione restano stabili, mentre si registra una flessione per gli ordinativi e un’inversione di tendenza nella redditività. Le esportazioni continuano a segnare il segno negativo, in calo per il dodicesimo trimestre consecutivo.
Il terziario mostra segnali di rallentamento: produzione e redditività perdono oltre 15 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ordinativi e occupazione registrano cali rispettivamente di 11 e 9 punti, a causa soprattutto delle difficoltà nei settori commercio, turismo e trasporto merci e persone.
“È più che mai imperativo che l’Europa sostenga le imprese con investimenti, energia e innovazione – commenta Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino –. Le aziende torinesi continuano a programmare nuovi impianti e investimenti, unico modo per evitare uno shock per famiglie e lavoratori e rilanciare l’economia”.
A Torino, gli indicatori restano positivi per occupazione (+3,8%), produzione (+3,3%) e ordini (+2%), pur con una leggera flessione rispetto al trimestre precedente. Anche a livello regionale, le attese rimangono positive per occupazione (+5%) e produzione (+3%), mentre export e redditività restano negativi.
Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, sottolinea che “le conseguenze della crisi geopolitica richiederanno mesi per stabilizzarsi, ma il manifatturiero, nonostante le difficoltà, mantiene un atteggiamento prudente e resiliente”.
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