“Sono semplicemente Angelo”: il messaggio da Torino che invita a guardare oltre la disabilità

“Handicappato. Diversamente abile. Invalido”. Sono parole che Angelo Catanzaro ha sentito pronunciare tante volte nel corso della sua vita. Termini diversi, spesso utilizzati per definire una condizione, ma che rischiano di dimenticare la cosa più importante: la persona.

Da Torino arriva il suo messaggio semplice e potente: “Io sono semplicemente Angelo”.

Attraverso un video condiviso sui social, Angelo ha voluto raccontare il proprio punto di vista sulla disabilità, invitando tutti a cambiare prospettiva e a guardare oltre le apparenze.

“Ho una disabilità, sì – spiega – ma la disabilità non è tutto. È una caratteristica, non la mia intera identità”.

Un concetto che racchiude una riflessione più ampia sul modo in cui la società guarda ancora oggi alle persone con disabilità. Troppo spesso, infatti, una condizione fisica o una difficoltà viene trasformata in un’etichetta capace di mettere in secondo piano capacità, passioni, sogni e personalità.

Angelo nel suo messaggio chiede proprio questo: imparare a vedere prima l’essere umano.

“Guardate oltre la disabilità. Oltre il modo di camminare, di parlare o di muoversi. Prima di ogni etichetta ci sono le persone. Sempre”.

Parole che hanno trovato grande partecipazione online, raccogliendo commenti e condivisioni da parte di chi ha riconosciuto nel suo racconto un invito al rispetto e all’inclusione.

Il messaggio di Angelo non vuole soltanto raccontare una storia personale, ma aprire una riflessione collettiva: il linguaggio conta, perché le parole possono includere oppure creare distanza. Definire una persona soltanto attraverso la sua disabilità significa limitarne la complessità e dimenticare tutto ciò che la rende unica.

La vera sfida, come sottolinea Angelo, è costruire una società capace di guardare alle persone nella loro totalità, senza fermarsi alla prima caratteristica visibile.

Un messaggio nato a Torino, ma destinato a parlare a tutti: la disabilità fa parte della vita di una persona, ma non può mai diventare il confine entro cui racchiuderla.

Antonio Nesci

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