Torino, la “colonia felina e canina” del carcere: un esempio di collaborazione e cura

La colonia felina del carcere Lorusso e Cutugno, nel quartiere Vallette di Torino, è una delle più grandi della città, con circa 220 gatti. Ogni anno vengono consumate oltre tre tonnellate di crocchette, acquistate grazie all’autotassazione delle detenute e alla fornitura di una ditta specializzata.

La situazione, un tempo critica a causa dell’elevata proliferazione, è migliorata grazie all’impegno delle detenute, delle associazioni come l’ENPA e di privati cittadini. “Nel 2002 la colonia contava 500 esemplari in condizioni pessime – ricorda Tiziana Berno di ENPA –. Da allora sono state sterilizzate 220 femmine e affidati 500 cuccioli”. Un risultato confermato anche dall’ASL, che aveva inizialmente pensato a una campagna di sterilizzazione, ma ha poi constatato un calo naturale della popolazione felina negli ultimi anni.

La questione degli animali in carcere non si limita ai gatti. I detenuti proprietari di cani affrontano difficoltà per rivedere i propri animali, affidati ai familiari o, in assenza di questi, ospitati nei canili comunali. L’assessore Francesco Tresso ha spiegato che problematiche di igiene e sicurezza ostacolano la possibilità di portare i cani in carcere, nonostante in passato si fosse ipotizzata la creazione di un’area dedicata all’interno della struttura.

Anche le tartarughe hanno trovato il loro spazio nel carcere. Una quindicina di esemplari vive nei pressi dello spaccio aziendale, curate dal personale e dagli agenti penitenziari. “Sono poche, ma ben nutrite”, ha commentato Roberto Testi dell’ASL.

Il tema degli animali in carcere è stato affrontato durante una riunione congiunta delle Commissioni Ambiente e Legalità del Comune di Torino, coordinata da Amalia Santiangeli, alla presenza della direttrice del carcere, Elena Lombardi Vallauri, e del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Monica Cristina Gallo. Un esempio di come la cura degli animali possa contribuire al benessere anche in un contesto complesso come quello penitenziario.

Antonio Nesci

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