IgG4-RD, Della Torre: “Ottima risposta alle terapie oggi disponibili”

Una malattia rara e complessa che oggi può essere controllata grazie ai progressi della medicina e ai trattamenti immunologici. Il ruolo della diagnosi precoce e le nuove frontiere della ricerca

Una malattia rara, complessa, spesso silenziosa nelle sue fasi iniziali e capace di attraversare diversi organi del corpo umano con modalità che ne rendono difficile il riconoscimento immediato. È la malattia IgG4-correlata (IgG4-RD), una condizione fibro-infiammatoria sistemica che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione nella comunità scientifica internazionale per la sua variabilità clinica, la sua capacità di imitare altre patologie e, soprattutto, per i progressi significativi sul piano terapeutico.

A raccontarne le caratteristiche, i meccanismi e le prospettive è il professor Emanuel Della Torre, intervenuto in una lunga diretta di approfondimento dedicata proprio alla comprensione di una patologia ancora oggi considerata sottodiagnosticata e, per molti versi, ancora in fase di piena definizione clinica.

«È una malattia poco conosciuta perché è sottodiagnosticata», afferma il professore, aprendo il suo intervento con una considerazione che sintetizza uno dei nodi centrali della questione. Secondo gli specialisti, infatti, il numero reale dei pazienti potrebbe essere superiore rispetto a quello oggi registrato nelle statistiche ufficiali, proprio a causa della difficoltà di riconoscimento nelle fasi iniziali.

Una patologia che attraversa il corpo e cambia forma

La IgG4-RD si presenta come una malattia sistemica caratterizzata da un processo infiammatorio che può coinvolgere praticamente qualsiasi organo. Il suo andamento non è lineare e la sua manifestazione varia da paziente a paziente, rendendo il quadro clinico estremamente eterogeneo.

«Quello che succede è che gli organi colpiti vanno incontro a un processo di edema e infiammazione», spiega Della Torre. «C’è un richiamo di cellule del sistema immunitario che fanno gonfiare questi organi, li fanno aumentare di dimensioni».

Questa fase iniziale è spesso quella più insidiosa, perché la crescita dei tessuti e la formazione di masse infiammatorie possono essere interpretate come segnali di altre patologie, comprese quelle oncologiche.

Il processo non si ferma però all’infiammazione. Con il tempo, infatti, la malattia evolve verso una fase fibrotica, caratterizzata dalla sostituzione del tessuto sano con tessuto cicatriziale.

«Successivamente a questa fase infiammatoria segue un’evoluzione in fibrosi, in cicatrice, con deposizione di collagene», aggiunge il professore, «che può portare a insufficienza d’organo».

È proprio questa doppia natura – infiammatoria e fibrotica – a rendere la IgG4-RD una patologia complessa da riconoscere e da trattare nelle fasi avanzate.

Il grande imitatore delle malattie sistemiche

Nel linguaggio clinico, la IgG4-RD viene spesso definita una “grande imitatrice”. Una definizione che riflette la sua capacità di simulare altre patologie, in particolare quelle neoplastiche.

«La malattia IgG4-correlata negli anni, nei decenni e direi anche nei secoli precedenti veniva comunemente scambiata per una neoplasia», spiega Della Torre. «Il più grande imitatore della malattia IgG4 è una lesione neoplastica».

Questa somiglianza con i tumori rappresenta uno degli ostacoli principali alla diagnosi precoce. In molti casi, i pazienti vengono sottoposti a numerosi accertamenti prima di arrivare a una corretta identificazione della malattia.

Il risultato è un percorso clinico spesso lungo, caratterizzato da consulti specialistici multipli e da una progressiva stratificazione di ipotesi diagnostiche.

Una malattia sistemica che può colpire qualunque organo

Uno degli aspetti più rilevanti della IgG4-RD è la sua capacità di coinvolgere potenzialmente ogni distretto del corpo umano. Non esiste, infatti, un organo escluso a priori dalla possibilità di essere interessato dal processo infiammatorio.

«La malattia è definita una grande imitatrice perché può colpire qualunque organo», sottolinea il professore.

Tra le sedi più frequentemente coinvolte vi sono pancreas, ghiandole salivari, ghiandole lacrimali e tessuti peri-aortici. Tuttavia, la malattia può interessare anche polmoni, reni, fegato, meningi e cuore.

In alcuni casi, il coinvolgimento è limitato a un singolo organo. In altri, invece, la patologia si manifesta in forma multi-organo, con interessamento simultaneo di diversi distretti anatomici.

«Un paziente può presentarsi con un solo organo coinvolto oppure anche con cinque o dieci organi colpiti nello stesso momento», precisa Della Torre.

Sintomi aspecifici e difficoltà diagnostiche

Uno dei principali problemi legati alla IgG4-RD è la natura non specifica dei sintomi. Non esiste un quadro clinico univoco che consenta di identificare immediatamente la malattia.

«I sintomi sono molto poco specifici», osserva il professore.

Quando la malattia colpisce le ghiandole salivari, può manifestarsi con gonfiore del collo e della mandibola. Nel caso dell’orbita oculare, può provocare esoftalmo. Se interessa il pancreas, può riprodurre un quadro clinico simile a quello di una neoplasia pancreatica, con ittero, prurito e dolore addominale.

Questa estrema variabilità contribuisce a rendere il percorso diagnostico spesso lungo e complesso.

Diagnosi: un percorso oggi più rapido rispetto al passato

Nonostante le difficoltà, negli ultimi anni si è assistito a un miglioramento significativo nella capacità di riconoscere la malattia.

«Oggi viene sospettata molto più spesso rispetto al passato», afferma Della Torre.

I tempi diagnostici variano in base alla complessità del quadro clinico. Nei casi più evidenti si può arrivare alla diagnosi in quattro-sei mesi, mentre nelle forme più sfumate il percorso può richiedere anche un anno o più.

Questo miglioramento è legato a una maggiore consapevolezza della patologia e alla presenza di centri di riferimento specializzati.

Il percorso diagnostico e il ruolo della biopsia

La diagnosi della IgG4-RD non si basa su un singolo test, ma su un insieme di elementi clinici, laboratoristici e strumentali.

«Non abbiamo un biomarcatore unico che ci dica con certezza che siamo davanti alla malattia IgG4», chiarisce il professore.

Nel 60–70% dei pazienti si osserva un aumento delle IgG4 nel sangue, ma questo dato non è sufficiente da solo per confermare la diagnosi.

La valutazione istologica del tessuto rimane quindi fondamentale.

«È fondamentale escludere una neoplasia e individuare nel tessuto le caratteristiche tipiche della malattia: fibrosi, infiltrato linfocitario e depositi di IgG4».

Che cosa sono le malattie autoimmuni

Per comprendere la IgG4-RD è necessario inquadrarla nel più ampio contesto delle malattie autoimmuni.

«Una malattia autoimmune è il risultato di un errore intrinseco del sistema immunitario», spiega Della Torre.

In condizioni normali, il sistema immunitario difende l’organismo da agenti esterni come virus e batteri. Tuttavia, in alcune circostanze, può attaccare componenti del proprio corpo, generando infiammazione cronica.

Tra le patologie autoimmuni più note vi sono artrite reumatoide, lupus, sclerosi multipla, tiroidite di Hashimoto e celiachia.

Terapie oggi disponibili e prospettive cliniche

Sul piano terapeutico, la IgG4-RD rappresenta oggi una malattia trattabile con buoni risultati clinici.

«La malattia IgG4-correlata risponde molto bene alle terapie di cui disponiamo», sottolinea Della Torre.

Il cortisone rappresenta la prima linea di trattamento e può determinare una rapida riduzione delle manifestazioni infiammatorie. Tuttavia, il suo utilizzo prolungato è limitato dagli effetti collaterali.

Per la gestione a lungo termine si utilizza il Rituximab, un anticorpo monoclonale che agisce sui linfociti B.

«Può essere utilizzato in maniera ripetuta per mantenere la remissione di malattia».

Ricerca e nuove molecole

La ricerca internazionale sta sviluppando nuove strategie terapeutiche. Tra queste figurano Inebilizumab e Obexelimab, molecole sperimentali che agiscono sui linfociti B con meccanismi differenti.

Entrambi i farmaci hanno mostrato risultati promettenti negli studi clinici pubblicati su riviste internazionali di primo piano, ma non sono ancora disponibili in Italia.

Una malattia oggi controllabile

Nonostante l’assenza di una cura definitiva, i progressi della medicina hanno cambiato radicalmente la prospettiva per i pazienti.

«Possiamo controllarla, spegnerla e mantenerla in remissione nel tempo», afferma Della Torre.

Il controllo della malattia consente oggi una qualità di vita elevata e stabile, spesso paragonabile a quella precedente alla diagnosi.

La sfida della medicina del futuro resta quella di comprendere le cause profonde della patologia, con l’obiettivo di prevenire le recidive e, in prospettiva, arrivare a una guarigione completa.

Antonio Nesci

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