Il torinese Marco Rizzo: «La violenza va contrastata, il dissenso va protetto». L’affondo sulle proteste

La sicurezza dei cittadini e la tutela delle Forze dell’Ordine devono andare di pari passo con il diritto di manifestare. È questo il messaggio lanciato da Marco Rizzo, che interviene nel dibattito sul rapporto tra ordine pubblico, proteste sociali e libertà democratiche, distinguendo nettamente chi commette atti di violenza da chi scende in piazza per denunciare difficoltà economiche e ingiustizie.

In una dichiarazione pubblicata sui social, Rizzo riconosce innanzitutto il ruolo delle Forze dell’Ordine, chiamate a garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni, proteggere i beni e assicurare la sicurezza dei cittadini. Un compito che definisce difficile e caratterizzato da grandi responsabilità.

La sua posizione è chiara anche sul fronte della repressione dei comportamenti violenti: chi aggredisce, distrugge e devasta deve essere individuato e punito. La condanna degli episodi di violenza, tuttavia, non può trasformarsi, secondo Rizzo, in uno strumento per mettere in discussione il diritto al dissenso.

«Non si può usare la violenza per delegittimare il dissenso»

È proprio su questo punto che si concentra l’intervento politico. Rizzo sostiene che esista una differenza sostanziale tra la necessità di contrastare i comportamenti criminali e il rischio di utilizzare gli episodi violenti per delegittimare le proteste contro un sistema percepito come sempre più distante dai problemi quotidiani delle persone.

«Condannare i violenti è giusto, usare i violenti per zittire chi protesta è altro», afferma.

Il ragionamento riguarda soprattutto le manifestazioni di agricoltori, autotrasportatori e lavoratori, categorie che possono scendere in piazza per contestare il carovita, denunciare situazioni di ingiustizia e richiamare l’attenzione sulla perdita del potere d’acquisto.

Per Rizzo, in questi casi la risposta non può limitarsi alla gestione dell’ordine pubblico. Accanto agli interventi necessari per garantire la sicurezza, servono ascolto, confronto e soluzioni concrete alle difficoltà denunciate dai manifestanti.

Dalla sicurezza al carovita, il nodo delle proteste

La dichiarazione riporta al centro una questione che attraversa il dibattito pubblico: come conciliare la tutela della sicurezza con il diritto di manifestare il proprio dissenso?

Da una parte, le istituzioni hanno il compito di prevenire e contrastare le violenze, proteggendo persone, attività economiche e beni pubblici e privati. Dall’altra, le proteste pacifiche rappresentano uno strumento attraverso il quale cittadini e categorie professionali possono rendere visibili le proprie rivendicazioni.

È su questa distinzione che Rizzo costruisce il suo intervento, mettendo in guardia dal rischio di confondere chi provoca disordini con chi protesta per ragioni economiche e sociali.

Il riferimento è anche alle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, alle difficoltà di chi lavora e alla diminuzione del potere d’acquisto. Problemi che, nella lettura proposta dal politico, richiedono risposte politiche e non soltanto misure di ordine pubblico.

«Un conto sono i maranza, un altro sono i padri di famiglia»

Tra i passaggi più netti della dichiarazione c’è la distinzione tra i responsabili di comportamenti violenti e i cittadini che manifestano per rivendicare condizioni di vita migliori.

«Un conto sono i maranza, un altro sono i padri di famiglia che non arrivano a fine mese», scrive Rizzo.

Un’espressione che sintetizza il senso del suo messaggio: la valutazione delle manifestazioni, secondo il politico, deve tenere conto della differenza tra gli eventuali reati commessi da singoli individui e le ragioni che spingono una parte della popolazione a mobilitarsi.

Rizzo invita inoltre a non considerare automaticamente un problema le proteste del mondo del lavoro. Quando il dissenso viene percepito come una minaccia anziché come un segnale delle difficoltà presenti nella società, sostiene, la questione investe anche la qualità della democrazia.

La tutela delle Forze dell’Ordine e delle libertà

Nel suo intervento, Rizzo precisa anche che difendere il diritto di protesta non significa ridimensionare il ruolo delle Forze dell’Ordine. Al contrario, sostiene che gli operatori debbano essere tutelati e messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro in sicurezza e con gli strumenti necessari.

La protezione degli agenti e il rispetto delle libertà democratiche, nella sua impostazione, non sono obiettivi incompatibili. La distinzione fondamentale resta quella tra la violenza, da contrastare, e il dissenso pacifico, che deve poter trovare spazio nella vita pubblica.

La conclusione della dichiarazione riassume questa impostazione: «La violenza va contrastata, il dissenso va protetto».

Un messaggio che sposta l’attenzione dal solo tema della sicurezza alla responsabilità della politica nell’affrontare le ragioni delle proteste. Per Rizzo, una democrazia non si giudica esclusivamente dalla capacità di mantenere l’ordine, ma anche dalla disponibilità ad ascoltare chi denuncia difficoltà economiche, ingiustizie e condizioni di vita sempre più complicate.

La questione sollevata è dunque duplice: garantire che le manifestazioni si svolgano senza violenze e impedire che la condanna degli episodi criminali finisca per oscurare le rivendicazioni di chi protesta pacificamente. Due esigenze che, nel messaggio del politico, devono essere affrontate insieme.

Antonio Nesci

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