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Juve, ecco perché Tudor può essere l’uomo della rinascita

Via alla stagione 2025-2026 di Serie A, via ad uno dei campionati più affascinanti del mondo. E nella lotta allo Scudetto di quest’anno molti appassionati di calcio sperano di vedere anche la Juventus tra le formazioni protagoniste. La Juventus non vince la Serie A dai tempi di Maurizio Sarri, quando cucirsi lo Scudetto sulla maglia sembrava quasi una formalità per la Vecchia Signora. Così come l’anno scorso, però, anche in questa stagione la contesa per il tricolore sembra esclusiva di Inter e Napoli, come suggeriscono le previsioni degli addetti ai lavori e i pronostici sulla Serie A. E per trovare un nuovo ciclo vincente, la dirigenza bianconera ha deciso di confermare la propria fiducia nelle capacità di Igor Tudor, ex difensore bianconero con oltre 100 presenze tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, oggi allenatore che prova a dare nuova vita ad una squadra in crisi di identità negli ultimi anni. Dopo stagioni altalenanti, infatti, caratterizzate da difficoltà gestionali, mancanza di continuità nei risultati e un’identità di gioco spesso poco chiara, il club di Torino ha deciso di puntare su una figura che unisce esperienza, carattere e un forte legame con l’ambiente.

La carriera da allenatore di Tudor e la Juve nel cuore

Dopo il ritiro dal calcio giocato, Tudor ha intrapreso la carriera da tecnico con gradualità, iniziando dal Hajduk Spalato e arricchendo il proprio bagaglio con esperienze in Serie A e in altre piazze europee. Ha lavorato come vice di Andrea Pirlo proprio alla Juventus, nella stagione 2020-2021, un passaggio che gli ha consentito di conoscere dall’interno le dinamiche della società in veste tecnica. Successivamente si è distinto con il Verona, dove ha messo in mostra un calcio verticale, aggressivo e coraggioso, capace di valorizzare tanti calciatori. Ed è qui che l’allenatore croato ha costruito la sua reputazione di allenatore pragmatico ma innovativo, abile nel motivare e nel dare identità a squadre non di primissima fascia. A metà della scorsa stagione è stato chiamato alla Juventus per rivitalizzare una annata che stava prendendo una pessima piega. Giunto al posto di Thiago Motta, esonerato a fine marzo, in poche settimane ha rimesso insieme le fila della squadra e l’ha portata fino al quarto posto, qualificandosi in Champions League. Prestazioni e una filosofia di gioco che hanno convinto i dirigenti della Juventus, sicuri che il passato bianconero di Tudor sia una spinta in più per trasmettere quel senso di appartenenza che i tifosi reclamano da tempo, così da diventare un trait d’union con il passato vincente.

La corsa Scudetto, il passato e l’appartenenza

Ecco quindi che Tudor è chiamato a rompere gli equilibri della Serie A degli ultimi anni, inserendosi nella corsa Scudetto tra Inter e Napoli e restituendo competitività a un gruppo che negli ultimi anni ha dovuto accontentarsi di piazzamenti europei senza mai riuscire a impensierire davvero le prime della classe. Sarà un’impresa per nulla semplice, ma prima che sul piano tattico Tudor dovrà trasmettere fiducia e determinazione al gruppo squadra, almeno per provare a rimanere in corsa per un trofeo stagionale. Lo ha già iniziato a fare con il suo lavoro nei pochi mesi della scorsa stagione, dove ha raggiunto il quarto posto in Serie A, iniziando a far ripartire nuove convinzioni in tanti giocatori bianconeri. C’è anche un aspetto simbolico da prendere in considerazione con l’arrivo di Tudor.

Lui è il punto di ripartenza dopo l’addio di figure carismatiche che avevano incarnato lo spirito juventino per quasi due decenni. I tifosi per anni hanno chiesto a gran voce che giocatori come Pessotto, Del Piero, Ravanelli, Ferrara, Trezeguet e altri entrassero a far parte della società bianconera per insegnare a chi entra nella Juventus cosa significa essere juventini. Per diversi motivi questo non è mai accaduto. E allora il tecnico croato è oggi il volto che può mantenere vivo quel filo invisibile con la tradizione. Il suo passato da giocatore, e da giocatore bianconero, fatto di sacrificio e dedizione, gli conferisce un’autorità naturale nello spogliatoio e lo rende agli occhi dei tifosi un uomo di casa. In un periodo di rinnovamento dirigenziale e tecnico, la Juventus punta su un profilo che possa restituire entusiasmo, disciplinare la squadra e ridare ai sostenitori l’orgoglio di riconoscersi pienamente nella propria guida.

Antonio Nesci

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