Quando il risarcimento diventa un pretesto: abuso del diritto e scorrettezza nei rapporti con la stampa

In un contesto sempre più delicato per chi opera nel mondo dell’informazione, emergono con crescente frequenza comportamenti che mettono in discussione l’equilibrio tra tutela della reputazione e libertà di espressione. Tra questi, spicca una pratica scorretta: la richiesta di risarcimento danni avanzata senza fondamento giuridico, spesso immediatamente dopo la rimozione volontaria e tempestiva di un contenuto giornalistico, anche in assenza di una valutazione sul merito.

Il diritto di rettifica, garantito dalla legge italiana, offre uno strumento efficace e gratuito per replicare pubblicamente a un’informazione ritenuta inesatta o lesiva. Tuttavia, bypassare questa via e avanzare direttamente pretese economiche — specie laddove non vi sia stato un danno oggettivo o verificabile — può configurarsi come una forma di pressione indebita.

Il risarcimento, per essere legittimo, richiede la presenza di un danno concreto, direttamente collegato a un comportamento illecito. Se manca la lesione effettiva e la parte coinvolta ha agito con trasparenza e correttezza, rimuovendo prontamente il contenuto contestato, ogni successiva pretesa risarcitoria può risultare pretestuosa. In alcuni casi, l’insistenza nel richiedere un indennizzo immotivato può degenerare in abuso del diritto o persino lite temeraria, qualora si dovesse ricorrere al giudizio.

Queste dinamiche sono sintomo di un rapporto deteriorato con il concetto stesso di responsabilità e confronto civile. L’informazione non può essere ostaggio di richieste strumentali, né può tollerare che l’equilibrio tra informare e tutelare diventi terreno di scambio o pressione.

Resta dunque essenziale ribadire l’importanza della correttezza reciproca: da un lato, nell’esercizio della professione giornalistica con rigore e rispetto delle persone; dall’altro, nel riconoscere i confini tra diritto alla tutela e strumentalizzazione delle tutele stesse. Un’informazione libera e responsabile è un bene collettivo, e difenderla da abusi e scorrettezze è dovere di tutti.

Antonio Nesci

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