Categories: Scienza e Tecnologia

Mario Tozzi riscopre il piacere della scrittura a mano: «Uso ancora una stilografica»

Il divulgatore scientifico riflette sul valore della scrittura manuale, tra identità personale, tradizione artigianale e memoria. Da Settimo Torinese arriva la storia di Cesare Emiliano, artigiano che continua a costruire penne.

Scrivere a mano non è soltanto un modo per mettere nero su bianco i propri pensieri, ma anche un gesto capace di raccontare l’identità di chi scrive. È la riflessione condivisa da Mario Tozzi, che in un post sui social torna sul rapporto tra scrittura manuale e tecnologia.

«Scrivere a mano è proprio dei sapiens, scrivere attraverso una tastiera anche delle macchine», osserva il divulgatore, sottolineando come la grafia rappresenti qualcosa di personale e irripetibile, diverso per ciascun individuo.

Da qui la scelta di continuare a utilizzare una penna stilografica: «Una scrittura identitaria, unica per ciascuno di noi, non la stessa per tutti. Perciò uso ancora una stilografica, non per tutto, ma per molto».

Nel suo messaggio, Tozzi richiama anche la tradizione artigianale di Settimo Torinese, cittadina piemontese nella quale, in passato, molte famiglie costruivano penne direttamente nelle proprie case. Una tradizione che, secondo il suo racconto, trova ancora oggi una testimonianza in Cesare Emiliano, artigiano che continua a realizzare le sue creazioni.

L’invito è quello di riscoprire questo mondo e andare a conoscere da vicino chi porta avanti un mestiere legato alla manualità e alla creatività.

La riflessione si chiude con una nota ironica che mette in evidenza il paradosso dell’era digitale: «Il piacere della scrittura a mano. E mi tocca ricordarlo attraverso una tastiera!».

Un pensiero che riporta l’attenzione su un gesto quotidiano sempre più raro, ma che conserva un valore personale, culturale e artigianale.

Antonio Nesci

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