Serbatoi per l’acqua piovana che cade in autostrada sull’autostrada A4 Torino-Milano

È un progetto pilota innovativo, il primo in Italia nel suo genere, quello che si sta realizzando sull’autostrada A4 Torino-Milano per la raccolta e il recupero dell’acqua piovana. Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Infrastrutture e Trasporti Marco Gabusi, accompagnati dal direttore del tronco A4 Torino Milano Federico Lenti e dall’amministratore delegato di Euroimpianti Michele Blandino, hanno effettuato un sopralluogo nei pressi del casello di Biandrate/Vicolungo, dove il Gruppo Astm sta costruendo l’impianto di raccolta acque.

Si tratta del primo degli interventi di questo tipo previsti lungo tale autostrada ed un modello che la Regione si dice pronta a esportare anche in altri contesti. Dal prossimo anno infatti sarà avviata la progettazione per la realizzazione di interventi lungo tutta la tratta, di cui due di particolare rilievo: all’interconnessione con la Tangenziale Nord di Torino A55 e presso lo svincolo di Chivasso Centro.

“Una Regione che vuole essere moderna credo possa andare orgogliosa di essere la prima in Italia a realizzare un intervento di questo tipo – ha dichiarato il presidente Cirio – Spero che questa tecnologia si diffonda e noi potremmo invogliare a usarla quando saranno realizzate opere sul territorio. Creare dei serbatoi di acqua da cui poter attingere durante l’anno è fondamentale dopo la siccità delle ultime annate. L’acqua rischia di diventare un problema per la vita di tutti”.

“È un progetto pilota finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e caldeggiato dalla Regione perché è un’idea intelligente – ha sostenuto l’assessore Gabusi – Ancor più intelligente se contestualizzato in un anno di siccità e di difficoltà a reperire la risorsa idrica. Inoltre è a impatto zero, perché sono grosse vasche che accumulano l’acqua ma su cui si può costruire. Quindi hanno la possibilità di essere autoportanti. Con progetti di questa natura si possono davvero prevenire, almeno in parte, le criticità”.

Antonio Nesci

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