Per i meno giovani è un tuffo nel passato, magari intriso di nostalgia, per i più giovani la scoperta di un passato conosciuto solo attraverso i racconti dei nonni. Il libro presentato da Urban Lab Torino: Immagini del cambiamento, curato da Luca Davico, Paola Guerreschi e Luisa Montobbio, pubblicato da Edizioni del Capricorno, è tutto questo. Un approfondito viaggio nel tempo che attraverso immagini d’epoca messe a confronto con quelle di oggi, che racconta la profonda trasformazione vissuta dalla nostra città negli ultimi quarant’anni.
C’è un prima: foto in bianco e nero parlano della Torino industriale, del boom economico, dell’esplosione demografica e dei grandi insediamenti abitativi che andavano a sostituire le vecchie aree rurali della città con distese di case popolari. Si vedono le auto targate TO, i palazzi in costruzione, vecchie locomotive a vapore, bambini giocare in calzoncini corti su strade non ancora asfaltate. E c’è un dopo, illustrato dai vivaci colori delle immagini del capoluogo piemontese nel 2020. Una contrapposizione forte per descrivere il cambiamento evidenziato nel titolo del volume: la trasformazione urbanistica cominciata sul finire degli anni Settanta con l’approvazione del nuovo Piano regolatore e, probabilmente, non ancora terminata.
Il libro, arricchito da un’inedita raccolta di mappe storiche, è il terminale di un progetto sviluppato nel 2015 dal Dipartimento DIST del Politecnico di Torino e dall’Università degli Studi di Torino in collaborazione con l’Archivio Storico della Città di Torino, Museo Torino e Urban Lab con l’intento di classificare e condividere un patrimonio di documentazione fotografica. Alla presentazione di ieri pomeriggio erano presenti, in videoconferenza, gli autori Luca Davico e Nadia Caruso, ricercatori in sociologia e urbanistica del Politecnico di Torino; Elena Dellapiana, Giulietta Fassino e Chiara Lucchini di Urban Lab. Durante l’incontro sono stati proiettati i contributi filmati con le videointerviste a Giovanni Ferrero, presidente ISMEL – Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, all’urbanista Liliana Mazza e alla docente di Urbanistica Agata Spaziante.
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