Chi deve svolgere mansioni professionali anche di notte è più esposto a disturbi cognitivi

Come noto già intorno ai 50 anni si iniziano ad avvertire dei vuoti di memoria per cui si dimenticano appuntamenti e oggetti. Si ha come l’impressione che la mente sia sovraffaticata e annebbiata e non riesca a gestire le informazioni esterne. Il cervello sta andando incontro alla demenza.

Prima però di affidarsi a terapie farmacologiche si potrebbe guardare di più al proprio benessere ad iniziare dalla corretta alimentazione. Altro aspetto importante è evitare lo stress. Sono sconfortanti i dati relativi ai danni cerebrali derivanti da un’eccessiva esposizione ad eventi stressanti derivanti soprattutto da professioni più logoranti e stressanti sul fronte della salute mentale.

Sono soprattutto i turni di lavoro notturno ad infliggere i colpi peggiori alle risorse cognitive. Il declino cerebrale accelera di più di 6 anni nei soggetti che lavorano a turni e che pertanto hanno bioritmi alterati. Inoltre la perdita dell’elasticità cognitiva aumenta in proporzione al numero degli anni in cui il lavoratore effettua turni soprattutto durante le ore notturne. Anche quando viene meno l’impegno professionale con i turni occorrono almeno 5 anni per porre rimedio alle conseguenze negative dello stress lavorativo. Chi deve svolgere mansioni professionali anche di notte è più esposto a disturbi cognitivi che potrebbero divenire cronici.

Antonio Nesci

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