L’anguria, regina delle tavole estive torinesi: un rito che unisce tradizione e convivialità

L’estate torinese ha i suoi simboli, e tra questi spicca senza dubbio l’anguria. Succosa, fresca e dissetante, questa regina della frutta estiva non è solo un piacere per il palato, ma un vero e proprio rito che si rinnova di anno in anno, accompagnando le serate calde della città sabauda. Dalla tradizione delle anguriate nelle piazze e nei parchi fino alle cene conviviali tra amici e parenti, l’anguria è molto più di un semplice frutto: è un elemento di aggregazione, un piacere condiviso, un pezzo di storia che ancora oggi resiste nonostante l’evoluzione delle abitudini alimentari.

Le origini del rito dell’anguria a Torino

Sebbene l’anguria non sia un frutto tipico del Piemonte, il suo consumo è fortemente radicato nella cultura torinese, complice l’antica tradizione contadina e l’influenza delle comunità meridionali che hanno portato in città l’abitudine delle grandi anguriate estive. Già nei primi decenni del Novecento, i venditori ambulanti di angurie popolavano le vie di Torino, tagliando grosse fette su banconi di legno e servendole ai passanti in cerca di un po’ di refrigerio.

Negli anni ’50 e ’60, l’anguria diventa protagonista delle serate estive nelle borgate, nei circoli operai e nei quartieri più popolari della città. Le famiglie si riunivano nei cortili o nei prati lungo il Po per condividere questo frutto rinfrescante, spesso accompagnato da qualche bicchiere di vino, musica e chiacchiere fino a tarda notte.

Le anguriate di oggi: dai mercati rionali ai locali alla moda

Ancora oggi, a Torino il rito dell’anguria è vivo e si esprime in diverse forme. Nei mercati rionali, come quello di Porta Palazzo, si trovano enormi angurie provenienti soprattutto dalla Puglia e dalla Sicilia, vendute intere o a fette da commercianti che conservano l’arte di scegliere i frutti migliori. Il tipico colpo secco con le nocche sulla buccia è ancora il metodo più utilizzato per valutarne la maturazione, un gesto che si tramanda di generazione in generazione.

Se un tempo le anguriate si svolgevano nei cortili e nei giardini delle case popolari, oggi questo rito si è spostato nei locali alla moda e nei dehors del centro. Molti ristoranti e cocktail bar propongono serate a tema, dove l’anguria diventa ingrediente principale di fresche insalate, granite e persino drink estivi a base di vodka o rum. Un esempio è il celebre “Watermelon Spritz”, una variante del classico aperitivo torinese che sta conquistando sempre più appassionati.

Un frutto che unisce generazioni

Nonostante le mode e le tendenze, il fascino dell’anguria sulle tavole torinesi rimane immutato. Per molti, il momento di tagliare una grande anguria con amici e parenti rappresenta un rito irrinunciabile, un modo per celebrare l’estate e rallentare i ritmi frenetici della città.

Che sia gustata semplicemente a fette, in una macedonia o sotto forma di sorbetto, l’anguria continua a essere il simbolo di una convivialità genuina, capace di mettere d’accordo grandi e piccini. Un rito che profuma di tradizione e di spensieratezza, e che ogni estate rinnova il suo posto d’onore sulle tavole torinesi.

Antonio Nesci

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