L’emergenza dell’anoressia a Torino: un dramma in crescita tra i giovani

Dopo la pandemia da Covid‑19 si è registrata a Torino, come in tutto il Piemonte, una crescita drammatica dei disturbi del comportamento alimentare, in particolare dell’anoressia nervosa, soprattutto tra i giovanissimi. I numeri parlano da soli: tra il 2019 e il 2022, i pazienti in età evolutiva seguiti ambulatorialmente sono passati da 342 a 725, un incremento del 112%. Il Regina Margherita, il centro di riferimento regionale, ha visto un raddoppio degli accessi in urgenza per anoressia tra il 2018 e il 2021, con un aumento del 100%, e il 30% dei pazienti viene poi ricoverato.

Nei primi mesi del 2024, i nuovi casi di anoressia segnalati nel Piemonte superano i 260 solo quell’anno, con la fascia d’età colpita compresa tra i 14 e i 20 anni. In totale, si stimano circa 28.000 persone affette in Piemonte da uno dei disturbi alimentari, tra cui oltre 20.000 con diagnosi di anoressia nervosa.

Un ulteriore allarme è stato lanciato dalle associazioni locali, come “Lo Specchio Ritrovato” e “Rinati sotto la Mole”, che denunciano la carenza di risorse. In Piemonte ci sono solo 7 posti letto dedicati nei reparti specialistici e alcune realtà private rischiano la chiusura per assenza di finanziamenti. In risposta, la Regione ha attivato un primo piano di ampliamento: codici “lilla” nei pronto soccorso, centri specialistici in ogni ASL, e posti letto aggiuntivi presso la Città della Salute di Torino. Tuttavia, le associazioni denunciano che la legge regionale, approvata nel 2022, è rimasta in gran parte inapplicata e i fondi sono insufficienti.

Per contrastare il fenomeno, a Torino sono state lanciate alcune iniziative concrete. Nel 2024 è stato aperto dalla Circoscrizione 1, in collaborazione con “Lo Specchio Ritrovato”, uno sportello psicologico gratuito in via Dego 6, aperto dal lunedì al venerdì con spazi dedicati anche ai genitori. Inoltre, per la Giornata del Fiocchetto Lilla, è stata inaugurata una panchina color lilla davanti all’ospedale Regina Margherita, come simbolo di sensibilizzazione e sostegno. Sempre in marzo 2025, la clinica specializzata Emeis Ville Turina Amione, a San Maurizio Canavese, ha organizzato un open day per informare e sensibilizzare famiglie, studenti e operatori sanitari sui DCA.

Un altro aspetto significativo è l’uso dei social network: secondo un’indagine italiana, tre giovani su quattro confrontano il loro corpo con modelli estetici digitali e quasi la metà ha cambiato le abitudini alimentari in modo drastico, spesso senza consapevolezza dei rischi. Questo fenomeno aggiunge pressione ai più vulnerabili, soprattutto in età adolescenziale.

Le testimonianze raccolte da Torino Cronaca e altre fonti locali riportano che i tempi di attesa per accedere ai servizi pubblici possono superare i tre mesi, un ritardo che in questi casi può incidere negativamente sulla possibilità di una diagnosi precoce. Le associazioni ribadiscono che persino 30.000 euro all’anno sarebbero sufficienti per garantire continuità ai servizi territoriali.

È chiaro che si tratta di una vera emergenza sanitaria, sociale e culturale. L’anoressia a Torino colpisce fasce sempre più giovani e la rete di cura, pur in crescita, stenta a rispondere in modo adeguato. Occorre un impegno coordinato: potenziamento dei servizi territoriali e ospedalieri, formazione di medici di base, pediatri, psicologi, e approcci preventivi nelle scuole, coinvolgendo genitori, insegnanti, operatori sanitari e l’intera comunità. Senza dimenticare un approccio di sistema che tenga conto del ruolo destabilizzante dei social e del rischio di isolamento vissuto dai giovani.

Solo un’azione integrata, tempestiva e duratura può arginare un fenomeno che, se ignorato, rischia di diventare pietra tombale per molti adolescenti che meriterebbero, invece, speranza, cura e opportunità.

Antonio Nesci

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