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Medio Oriente, Samir Al Qaryouti a Fast News Platform: “Siamo sull’orlo di un’escalation globale. Fermare ora questa guerra”

Un’analisi dura, appassionata, senza sconti. Nel live di Fast News Platform – oggi disponibile integralmente su YouTube – il giornalista italo-arabo Samir Al Qaryouti ha offerto una lettura netta della crisi in Medio Oriente, parlando apertamente di una guerra che rischia di trascinare il mondo verso una spirale incontrollabile.

Collegato in diretta, Al Qaryouti ha definito l’attuale conflitto “una guerra prevista da tempo”, legandolo alle scelte dell’amministrazione di Donald Trump e alla strategia del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo il giornalista, l’escalation contro l’Iran rappresenta un passaggio estremamente delicato: “Se si parla anche solo di intervento terrestre – ha detto – significa aprire le porte dell’inferno”.

Gaza e il nodo umanitario

Ampio spazio è stato dedicato alla situazione nella Striscia di Gaza. Al Qaryouti ha denunciato la chiusura dei valichi e le difficoltà nell’ingresso degli aiuti, parlando di un bilancio umano “drammatico” e di una ricostruzione che, a suo avviso, resta bloccata da calcoli politici e militari.

“La ricostruzione è un diritto del popolo palestinese, non un regalo di nessuno”, ha affermato, sottolineando come la questione non possa essere subordinata agli esiti del conflitto in corso.

Il rischio Iran e lo spettro di una guerra lunga

Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda l’ipotesi di un confronto diretto e prolungato con l’Iran. Al Qaryouti ha ricordato le dimensioni territoriali e demografiche del Paese, mettendo in guardia da ogni sottovalutazione: “Non è Gaza. È un territorio immenso. Pensare di piegarlo in pochi giorni è irrealistico”.

Secondo il giornalista, un’eventuale guerra di logoramento avrebbe conseguenze devastanti non solo sul piano militare, ma soprattutto economico: energia, trasporti, catene di approvvigionamento, costo della vita. “Le famiglie – ha ricordato – fanno i conti ogni giorno con stipendi e spese. Un’escalation farebbe saltare tutto”.

Il ruolo dell’ONU e della comunità internazionale

Nel corso del confronto è emerso anche il tema dell’impotenza delle Nazioni Unite. Al Qaryouti ha difeso formalmente il ruolo dell’ONU, ma ha accusato i grandi attori globali di averne svuotato l’efficacia attraverso veti e scelte unilaterali. “Il diritto internazionale – ha detto – non può diventare carta straccia”.

Ha inoltre richiamato la necessità di distinguere tra governi e popoli, salutando le voci critiche presenti anche nella società israeliana e nel mondo ebraico contro la guerra.

Una guerra che riguarda tutti

Al Qaryouti ha allargato lo sguardo oltre il fronte militare: milioni di lavoratori stranieri nei Paesi del Golfo, famiglie che dipendono dalle rimesse, turisti bloccati per la chiusura degli aeroporti, tensioni economiche globali. “Non è una partita di calcio – ha ammonito – qui sono in gioco vite umane e l’equilibrio del pianeta”.

Il giornalista ha citato anche l’espressione di Papa Francesco sulla “guerra mondiale a pezzi”, sostenendo che oggi quel rischio sia ancora più concreto.

L’appello finale

Il passaggio conclusivo dell’intervista è stato un invito chiaro: “Bisogna lavorare, agire, far sentire la voce perché questa guerra cessi il prima possibile”.

Per Al Qaryouti, nessuna strategia geopolitica può giustificare un’escalation che metta a repentaglio milioni di vite e la stabilità globale. Il live di Fast News Platform ha offerto così uno spazio di riflessione intensa in un momento in cui il Medio Oriente – e non solo – si trova davanti a un bivio storico.

L’intervista integrale è rivedibile sul canale YouTube della piattaforma.

Antonio Nesci

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