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Namida racconta il suo primo album, “Bimbi Cattivi”: tra fragilità e ribellione

Con Bimbi Cattivi, il suo primo album, Namida racconta una generazione in lotta con sé stessa e con il mondo. Torinese di nascita ma cresciuta in Veneto, intreccia nelle sue canzoni emozioni crude e sonorità intense, dando voce a chi si sente fuori posto.

In questa intervista ci parla del significato del disco, del legame con la sua città e delle storie che hanno ispirato la sua musica.

Ciao Namida, benvenuta! Il tuo primo album, Bimbi Cattivi, è finalmente disponibile. È un progetto ricco di energia e di emozioni crude. Cominciamo dal titolo: perché hai scelto proprio “Bimbi Cattivi”?
“Bimbi Cattivi” è un titolo che nasce dal desiderio di raccontare una generazione che spesso viene fraintesa. Essere “cattivi” non significa essere senza cuore, ma avere cicatrici, aver imparato a difendersi. Volevo dare voce a chi si sente fuori posto, a chi lotta con i propri demoni ma non smette di cercare la propria strada.

Sei nata a Torino ma cresciuta in Veneto. Quanto ha influito Torino sulla tua crescita artistica?
Torino è una città che mi ha dato tanto, anche se sono cresciuta in Veneto. Qui ci sono le mie radici, la storia della mia famiglia. Anche se non l’ho vissuta quotidianamente, Torino è sempre stata presente dentro di me attraverso i racconti dei miei genitori, che mi hanno trasmesso gli ideali e la mentalità di chi è nato e cresciuto in città. Credo che tutto questo abbia influenzato il mio modo di scrivere e di fare musica, perché porto con me sia l’energia della città sia il contrasto con la mia esperienza di crescita nella provincia.

L’album sembra essere una fotografia di una generazione che non teme di mostrare le proprie fragilità. Quanto c’è di tuo in queste canzoni?
Tantissimo. Ogni traccia è un pezzo di me, di esperienze vissute o osservate. Ho sempre pensato che la musica debba essere sincera, e in “Bimbi Cattivi” non ho avuto paura di mettermi a nudo.

C’è una traccia che senti più vicina a Torino o ai tuoi ricordi legati alla città?
Non c’è una canzone in particolare. Come detto prima, Torino fa parte di me, delle mie radici, della mia storia familiare, e credo che in qualche modo riemerga un po’ ovunque nell’album. È una presenza sottile ma costante, che si riflette nel mio modo di scrivere e di raccontare certe emozioni.

Torino è una città con una scena musicale in fermento. C’è qualche artista o luogo che ti ha ispirato?
Più che un artista in particolare, credo siano stati i luoghi di Torino a lasciarmi qualcosa di profondo. I Murazzi, con la loro atmosfera unica tra storia e underground, i negozi di dischi tra le vie del centro, dove da piccola ho acquistato il mio primo album, American Idiot dei Green Day. E poi la Mole, con la sua imponenza e bellezza, che ogni volta che la guardo mi ricorda quanto sia importante sognare in grande.

Hai un messaggio per i tuoi fan torinesi in occasione dell’uscita di Bimbi Cattivi?
Grazie di cuore per il supporto. Questo album è anche vostro, perché racconta storie che forse vi appartengono. Spero di vedervi presto sotto al palco a cantare insieme.
A presto, Torino!

Grazie, Namida. Aspettiamo di vederti presto sul palco a Torino!

Chiara Stanzani

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