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Torino, appello alla solidarietà: “Non lassom nen da sòl” gli anziani durante le feste

A Torino, come in tante altre città italiane, le feste possono diventare un momento di solitudine profonda per molti anziani. Mentre la città si anima di luci, mercatini, pranzi e cene in compagnia, c’è chi resta in silenzio dietro le persiane chiuse, con l’orologio che scandisce lentamente le ore di giornate tutte uguali. È un fenomeno purtroppo ricorrente, ma ancora troppo sottovalutato.

I dati delle associazioni che operano nel sociale parlano chiaro: sono centinaia le persone over 75 che vivono da sole a Torino, spesso senza parenti vicini, senza amici, senza nessuno che bussi alla loro porta nei giorni in cui si celebra la famiglia e la convivialità. Il rischio, in questi casi, non è solo la malinconia: l’isolamento può aggravare condizioni psicologiche e fisiche, soprattutto nei periodi invernali.

A sun piò i fest, quand l’é tuta ‘na malinconìa” dicono in piemontese. Il proverbio si traduce con “Sono peggio le feste, quando tutto è malinconia”: un detto popolare che descrive bene la tristezza che accompagna chi si ritrova solo quando tutti celebrano. Ed è proprio durante il Natale, il Capodanno o il Ferragosto che la distanza tra chi ha una rete familiare e chi non ce l’ha diventa più dolorosa.

A lanciare l’allarme e a sensibilizzare l’opinione pubblica sono anche i volontari delle parrocchie, delle associazioni di quartiere e i servizi sociali del Comune, che cercano ogni anno di intercettare i casi più fragili. A Natale, ad esempio, sono numerose le iniziative di solidarietà, dai pranzi condivisi nei centri anziani ai pacchi dono, ma le risorse non bastano a raggiungere tutti.

In Borgo San Paolo, Barriera di Milano, Mirafiori e in molte altre zone della città, i volontari raccontano di storie toccanti: anziani che aspettano una telefonata, una visita, un semplice saluto. “Un ciau a l’é mej ‘d nient”, si dice: “Un ciao è meglio di niente”. E a volte, davvero, è tutto quello che serve.

Non si tratta solo di interventi strutturati. Chiunque può fare la differenza. Una visita a un vicino solo, una telefonata, un invito a pranzo. Sono piccoli gesti che valgono moltissimo. Anche i giovani possono essere protagonisti di questa rete affettiva, superando il divario generazionale con empatia e ascolto.

Na parola bòna a fa pì d’un panetòn”, recita un altro detto popolare: “Una parola buona fa più di un panettone”. Un’espressione che richiama il valore della vicinanza, dell’attenzione umana, del prendersi cura. È questo lo spirito che dovrebbe animare una comunità durante le festività.

Torino non è indifferente, ma c’è ancora molto da fare. L’invito è chiaro: non lasciamo soli gli anziani. Non dimentichiamo chi ci ha preceduto, chi ha costruito il presente che viviamo. E non aspettiamo che sia troppo tardi per fare qualcosa. Basta poco, ma va fatto. Con il cuore.

Antonio Nesci

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