È possibile porre un tetto alla mole di plastica fabbricata annualmente nel pianeta?

Ben 460 milioni di tonnellate prodotte ogni anno. È l’ammontare della plastica fabbricata sulla Terra, al centro dei negoziati patrocinati dall’Onu in Corea del Sud. I 178 Paesi invitati stanno lavorando per porre un tetto alla mole di plastica fabbricata annualmente.

Se non ci riusciranno, potranno almeno dettare regole più stringenti per il riciclo e il riutilizzo e contro i prodotti monouso. “In questa conferenza l’umanità si mobilita di fronte a una minaccia esistenziale” ha dichiarato Luis Vayas Valdivieso, il diplomatico dell’Ecuador che presiede le sedute. “Il fallimento non è un’opzione” ha aggiunto la direttrice del programma ambientale dell’Onu Inger Andersen. Ma i fallimenti sui negoziati sulla plastica vanno avanti. Questo è il quinto incontro solo dall’inizio del 2024.

Russia e Arabia Saudita sono critici nei confronti del tetto alla produzione di plastica. I sauditi esportano il 17% di tutto il polipropilene del mondo e sono a Busan con l’intenzione di tutelare gli interessi dell’Arabia. I suoi margini di trattativa si limitano agli incentivi per riciclo e riutilizzo (pratiche che coinvolgono il 10% della plastica prodotta).

Sul fronte opposto ci sono i Paesi africani ed europei che chiedono un limite alla plastica che può essere fabbricata ogni anno, oltre a regole precise sulla sorte che questo materiale subirà alla fine del ciclo di utilizzo.

Gli USA, durante i negoziati precedenti, avevano abbandonato la linea contraria al tetto di produzione e a sorpresa si erano uniti al fronte degli ambiziosi. Ma a breve alla Casa Bianca tornerà Donald Trump e difficilmente il presidente andrà contro gli interessi degli statunitensi.

Antonio Nesci

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