La Signora è tornata… in rosa! Juventus campione d’Italia, lo scudetto si tinge di bianconero (e di rosa shocking)

La Juventus Femminile ha messo il punto esclamativo sulla stagione con un titolo che sa di rinascita, rivoluzione e rivincita. Perché non è solo un trofeo – è lo Scudetto, quello vero, quello che torna a Torino dopo due stagioni passate a guardare la Roma festeggiare. Ma stavolta le ragazze bianconere hanno fatto le cose in grande stile: titolo con tre giornate d’anticipo, 2-0 al Milan e una regina assoluta a prendersi la scena – Cristiana Girelli, la donna dei 19 gol, la bomber eterna, la Signora nella Signora.

Un rigore a fine primo tempo – forse generoso, ma chi se ne importa quando a calciare è Girelli – e un gol d’opportunismo a inizio ripresa: l’ha chiusa lei, come ai bei tempi. E poi via alla festa, a Biella, dove la Juventus ha ripreso il suo posto naturale: in vetta. E questa volta non è solo un trionfo sportivo, ma anche un segnale potente del nuovo corso societario. I cinque titoli precedenti (2018-2022) portavano la firma di Andrea Agnelli. Questo, invece, è figlio della Juventus 2.0, targata Stefano Braghin e allenata da Massimiliano Canzi.

Da Pontedera a Vinovo: la favola di Max Canzi

Un tecnico “preso in prestito” dal calcio maschile, reduce dalla C con il Pontedera, a cui è bastata una mezza stagione per farsi amare dal popolo bianconero. La sua scelta? Coraggiosa. La sua visione? Lucida. Il suo risultato? Perfetto.

Canzi ha saputo rinfrescare il gruppo, dare nuove motivazioni, rimettere al centro il lavoro, la tattica, l’equilibrio. Ha spezzato i meccanismi logori del biennio post-Montemurro – un biennio con pochi sorrisi e troppi rimpianti – e ha rilanciato un collettivo affamato, stanco di stare a guardare.

Dal pressing a tutto campo – roba da calcio maschile, diranno i puristi – alla rivoluzione silenziosa del 3-5-2 per gestire meglio le forze: ogni mossa ha avuto un senso, ogni scelta una logica. E quando a gennaio la Juve ha perso Arianna Caruso, sedotta dal Bayern Monaco, sembrava l’inizio della fine. E invece no: è stato il vero crocevia della svolta.

Mercato chirurgico e scelte di polso

Nel bel mezzo dell’inverno, con Cascarino out e Caruso volata in Germania, la Juventus ha risposto con lucidità manageriale. Dentro tre innesti che hanno cambiato volto alla squadra: Harviken in difesa (fondamentale), Brighton per dare sostanza al centrocampo e Godo, una mina vagante sulla trequarti. Ma a brillare su tutte, nel cuore pulsante del gioco, è stata lei: Eva Schatzer, 20 anni, la nuova regista bianconera.

Sì, perché in un campionato dove le veterane hanno ancora un peso specifico enorme – Girelli e Bonansea su tutte, ma anche la rigenerata Rosucci e la ritrovata Salvai – sono state le giovani a portare freschezza e dinamismo. E allora ecco che Sofia Cantore, a 25 anni, si prende la stagione migliore della carriera, entra per la prima volta in doppia cifra e fa parlare mezza Europa.

La vendetta delle signore

Per due anni la Roma ha regnato. Con pieno merito. Ma la Juventus ha fatto tesoro delle sconfitte. Ha capito che l’unico modo per tornare in cima era cambiare tutto, senza snaturarsi. Un’operazione chirurgica perfettamente riuscita, dove ognuna ha avuto il suo ruolo. E anche chi si aspettava la stagione dei fuochi d’artificio da Alisha Lehmann per via dei milioni di follower, ha dovuto fare i conti con una realtà più solida: Alisha è una buona pedina da rotazione. Non una stella. Ma questo gruppo non aveva bisogno di stelle da Instagram. Aveva bisogno di spogliatoio, fatica e fame.

Obiettivo Champions: rimandato

Nel quadro generale, l’unica vera macchia – se vogliamo chiamarla così – è stata la precoce eliminazione dalla Champions League. Due turni d’anticipo, fuori contro Arsenal e Bayern Monaco. Ma va detto: l’obiettivo, dichiarato fin dall’inizio, era uno solo – superare i preliminari e tornare a confrontarsi con l’Europa che conta. Missione riuscita a metà. Ma il cantiere è aperto, e il ritorno alla grandezza europea sembra solo una questione di tempo.

Roma, ancora tu

L’ultima tappa della stagione sarà uno scontro epico. Il 17 maggio a Como, nella finale di Coppa Italia, si rivedranno faccia a faccia Juventus e Roma. La vecchia e la nuova nobiltà del calcio femminile italiano. Un duello che ormai è diventato la classica per eccellenza, più sentita di qualsiasi altro confronto. La Roma vorrà chiudere con un trofeo per salvare l’onore. La Juventus vorrà legittimare la sua nuova egemonia. La palla, come sempre, dirà la verità.

Cappelletti: “Un successo che fa bene a tutti”

La presidente della Divisione Serie A Femminile, Federica Cappelletti, ha commentato così il trionfo della Juventus: “Complimenti alla Juventus per aver riportato lo scudetto a Torino. Un successo che ha radici profonde, per una società che da anni ha scelto di investire nel settore femminile e che ha saputo avvicinare tanti nuovi appassionati al nostro movimento”.

Parole giuste, perché è evidente: quando vince la Juventus, tutto il sistema cresce. Perché l’attenzione mediatica aumenta, gli stadi si riempiono, i ragazzini e le ragazzine cominciano a sognare anche con nomi diversi da quelli di Vlahović o Chiesa.

Juventus-Inter del 10 maggio: una festa nazionale

E allora appuntamento al 10 maggio all’Allianz Stadium, per l’ultima di campionato contro l’Inter. Sarà una passerella, una celebrazione, una festa di popolo. Ma sarà anche il segno tangibile che il calcio femminile in Italia è diventato grande. E lo è diventato anche – e soprattutto – grazie a questa Juventus. Una Juventus che, dopo anni di dominio, aveva vissuto il sapore amaro del secondo posto. E che oggi, con una nuova pelle, è tornata a far sentire la propria voce.

E che voce.