Torino e l’India, quando il sanscrito entrò nell’università: la storia di Gaspare Gorresio
Torino conserva una testimonianza particolare dei rapporti tra Italia e India. Non è un reperto archeologico proveniente dal subcontinente e non sarebbe corretto presentarla come tale. La traccia torinese è invece legata alla cultura, alla ricerca e soprattutto allo studio della lingua sanscrita.
Il protagonista è Gaspare Gorresio, studioso considerato dall’Università di Torino una figura fondativa dell’indologia italiana. Dal 1852 al 1855 tenne proprio a Torino l’insegnamento di Lingua e letteratura sanscrita, indicato dall’Ateneo come il primo insegnamento di questo tipo in Italia.
Gorresio dedicò una parte fondamentale della sua attività allo studio della letteratura indiana. Tra il 1843 e il 1870 lavorò alla traduzione del Ramayana, il grande poema attribuito alla tradizione a Valmiki. L’opera fu pubblicata in undici volumi e rappresentò un’impresa di grande rilievo per la conoscenza della cultura indiana in Italia.
La storia di Torino mostra quindi un passaggio fondamentale nei rapporti tra le due civiltà. Dopo secoli nei quali l’India era conosciuta in Europa soprattutto attraverso racconti di viaggiatori e attraverso le merci che arrivavano sulle rotte commerciali, nell’Ottocento iniziò una fase diversa: quella dello studio scientifico delle lingue e delle culture dell’India.
Il nome di Gorresio è ancora oggi legato alla città. L’Università di Torino conserva infatti il riferimento a Palazzo Gorresio, collegato alla storia dell’orientalistica torinese. L’Ateneo ricorda il suo ruolo di fondatore dell’indologia indiana e di eminente sanscritista.
Questa vicenda si inserisce in un quadro italiano più ampio. I rapporti con l’India non furono soltanto commerciali. Nel corso dell’Ottocento l’interesse europeo per il sanscrito, la religione, la filosofia e la letteratura indiana portò alla nascita di una vera tradizione di studi.
Torino ebbe un ruolo importante proprio in questa trasformazione. L’India smise progressivamente di essere soltanto una terra lontana raccontata dai viaggiatori e diventò anche oggetto di studio universitario.
È una testimonianza diversa da quella di Pompei, ma altrettanto significativa per comprendere l’evoluzione dei rapporti tra Italia e India. A Pompei troviamo la traccia materiale di un contatto antico; a Torino troviamo invece la traccia intellettuale di una nuova stagione, nella quale l’Italia iniziò a studiare direttamente la lingua e la cultura indiana.
Due forme diverse di incontro, separate da molti secoli, ma appartenenti alla stessa lunga storia di relazioni tra il nostro Paese e il subcontinente indiano.
