Da Fellini a Gesù e viceversa: il viaggio di Giovanni Menicocci tra cinema, fede e misteri

Chi è davvero Giovanni Menicocci? È stata questa la domanda al centro della puntata di News Platform che ha ospitato lo scrittore ternano, autore di libri che attraversano cinema, storia, religione e grandi personaggi dell’immaginario contemporaneo. Un incontro dal respiro internazionale, arricchito dalla presenza di Liliana Di Masi, collegata dall’Argentina, nel quale il filo conduttore è stato il rapporto tra realtà e immaginazione, tra ricerca e mistero.

Il titolo scelto per la puntata, “Da Fellini a Gesù e viceversa”, ha sintetizzato perfettamente il percorso umano e professionale di Menicocci. Un autore che ha avuto rapporti con il mondo del cinema e che, nel corso della sua attività, ha trasformato alcune delle sue intuizioni in romanzi capaci di sollevare interrogativi e, inevitabilmente, anche discussioni.

Uno dei momenti centrali dell’intervista è stato dedicato al libro nel quale Menicocci immagina la clonazione di Gesù. Un’idea nata nel 1998, in un periodo nel quale la genetica cominciava a entrare prepotentemente nel dibattito pubblico. A far scattare l’intuizione fu anche l’incendio del Duomo di Torino e il salvataggio della Sindone, insieme al clima scientifico di quegli anni, segnato dalla clonazione della pecora Dolly e dal successo di Jurassic Park.

Quella che inizialmente avrebbe dovuto diventare una storia cinematografica venne sviluppata insieme a Bernardino Zapponi, sceneggiatore legato anche a Federico Fellini e conosciuto da Menicocci durante il percorso universitario. Il progetto, tuttavia, non arrivò sul grande schermo. I costi e soprattutto la delicatezza del rapporto tra genetica e religione convinsero i produttori a considerarlo troppo rischioso.

L’idea è rimasta nel cassetto per anni, fino a quando Menicocci ha deciso di trasformarla in un romanzo, pubblicato anche in lingua inglese e quindi capace di raggiungere un pubblico internazionale.

La provocazione narrativa è forte: si può clonare Gesù? E, soprattutto, cosa accadrebbe se un essere umano venisse creato attraverso una simile operazione?

Menicocci ha chiarito di essere credente, pur non essendo praticante, e ha difeso il principio secondo cui la scienza debba poter avanzare senza limiti, mantenendo però un imprescindibile confine etico. Nel romanzo, tuttavia, la clonazione nasce dalla volontà di un personaggio disposto a tutto pur di conquistare il Nobel per la medicina.

È così che la storia diventa una riflessione sull’ambizione scientifica e sui suoi possibili rischi. Il protagonista, cresciuto in un istituto e dotato di capacità straordinarie, arriva a concepire un esperimento estremo. Il risultato è Alessio, un ragazzo che crescendo scopre di avere sorprendenti affinità con Gesù.

Ed è proprio qui che il romanzo lascia il lettore davanti a una domanda ancora più complessa: quanto dell’essere umano è scritto nei geni e quanto invece nasce dalle esperienze, dalla coscienza e dalle scelte personali?

Il libro ha suscitato anche reazioni critiche. Menicocci ha raccontato di aver ricevuto commenti negativi sui social, sia in Italia sia negli Stati Uniti. Qualcuno ha giudicato l’operazione una provocazione costruita per attirare attenzione, mentre altri hanno considerato il tema quasi blasfemo. L’autore, però, ha rivendicato la natura narrativa dell’opera, invitando il lettore a confrontarsi con il romanzo prima di formulare un giudizio.

La discussione con Liliana Di Masi ha permesso di allargare il confronto al tema dell’etica scientifica e della maternità surrogata, mettendo in evidenza anche le differenze tra i diversi ordinamenti nazionali. Un dibattito che ha condotto naturalmente al rapporto sempre più stretto tra scienza, tecnologia e società.

Da qui si è passati alla nuova frontiera dei robot umanoidi, con uno sguardo alla Cina e alla rapidità con cui il Paese sta trasformando gli investimenti tecnologici in prodotti destinati alla vita quotidiana. Menicocci ha osservato come uno scenario nel quale i robot entrano nelle nostre case e svolgono attività domestiche possa essere molto meno lontano di quanto immaginiamo.

Ma il viaggio dell’autore non si è fermato alla genetica e alla tecnologia. Un altro grande capitolo della puntata è stato dedicato a Marilyn Monroe, protagonista di un suo lavoro e figura che continua, a decenni dalla morte, a esercitare un fascino straordinario.

Menicocci ha raccontato una Marilyn capace di comprendere perfettamente il potere dei media e delle immagini. Una donna diventata un’icona mondiale, protagonista di centinaia di copertine e di una parabola artistica e personale consumatasi in appena 36 anni.

Inevitabile anche il riferimento al mistero della sua morte e alle tante teorie che negli anni hanno coinvolto i Kennedy e i servizi segreti americani. Menicocci ha però distinto le ipotesi dalle certezze, ritenendo più plausibile l’idea di un’assunzione eccessiva di barbiturici e di un possibile suicidio non necessariamente premeditato.

Dal mito di Marilyn Monroe a quello di Evita Perón, il confronto con Liliana Di Masi ha riportato la trasmissione in Argentina. Due donne entrambe diventate simboli internazionali, ma profondamente diverse: Marilyn legata soprattutto al cinema, alla bellezza e alla cultura popolare; Evita protagonista della politica e capace di esercitare un’influenza concreta sulle masse e sulle decisioni del governo peronista.

Nel corso della puntata è emerso così il tratto distintivo della produzione di Menicocci: la capacità di partire da personaggi, eventi e questioni apparentemente lontani tra loro per interrogarsi sui grandi temi della società.

Cinema, fede, scienza, politica e mistero si sono incontrati in un’intervista che ha attraversato epoche e continenti, confermando il carattere internazionale del percorso dello scrittore ternano.

E alla fine, la domanda del titolo rimane aperta: da Fellini a Gesù e viceversa, chi è davvero Giovanni Menicocci? Forse, semplicemente, un autore che ha scelto di non avere paura delle domande più scomode.