Juve e gestione Tudor: così è cambiata la formazione bianconera
L’arrivo di Igor Tudor sulla panchina della Juventus ha segnato un cambio di passo immediato, distanziandosi nettamente dalla precedente gestione tecnica di Thiago Motta. In breve tempo i tifosi sono tornati a sperare in un finale di campionato dignitoso. Se si prendono in esame le quote che riguardano la Serie A a inizio stagione la formazione bianconera era seriamente presa in considerazione come outsider delle principali candidate allo Scudetto, mentre oggi si lotta a malapena per un posto in Champions League. In pochi allenamenti, però, il nuovo tecnico croato ha impresso una svolta tattica e mentale importante alla squadra bianconera, come evidenziato dalla vittoria di misura riportata contro il Genoa al suo debutto.
Sebbene sia ovviamente prematuro tracciare bilanci definitivi, le prime indicazioni suggeriscono una Juventus profondamente diversa, con un focus marcato sulla concretezza e sulla verticalità. D’altro canto, lo stesso Motta aveva sottolineato la gravità dell’eliminazione dalla Coppa Italia e anche lui voleva provare a dare una nuova svolta su più fronti, anche su quello della personalità. La trasformazione più evidente apportata da Tudor riguarda però l’assetto difensivo. Abbandonata la linea a 4 che aveva caratterizzato la stagione finora, la Juventus si è presentata contro il “Grifone” con una difesa a 3, schierandosi così con un modulo 3-4-2-1. Una mossa a tratti rischiosa, ma che ha prodotto risultati convincenti, garantendo maggiore protezione all’area di rigore, dove il primo tiro in porta del Genoa è arrivato solo all’83’. L’adozione di questo sistema ha richiesto una diversa interpretazione dei ruoli da parte dei difensori, con l’obiettivo di non trovarsi isolati nell’uno contro uno.
Parallelamente al cambio di modulo difensivo, si è assistito a una rivoluzione nella filosofia di gioco offensiva. La Juventus di Motta era improntata a un possesso palla prolungato e a un fraseggio orizzontale, spesso giudicato sterile e con poche conclusioni a rete. I numeri parlano chiaro: con l’italobrasiliano la Juventus conservava un possesso palla superiore al 60% e completava oltre 600 passaggi, contro il 49% di possesso e i circa 416 passaggi registrati nella prima partita di Tudor. Attraverso un gioco più verticale e diretto, con una maggiore ricerca della profondità, oggi si possono sfruttare gli attaccanti come Vlahovic e le incursioni dei centrocampisti. Si è notato inoltre un aumento significativo dei passaggi lunghi (da 31 a 52) e della percentuale di giocate in verticale (dal 26% al 38%), a fronte di una leggera diminuzione del dato dei passaggi riusciti.
Un altro aspetto cruciale della gestione Tudor risiede nella maggiore libertà concessa ai singoli giocatori di talento. Mentre con Motta si percepiva un sistema di gioco più codificato, Tudor sembra incoraggiare la creatività e l’iniziativa individuale. L’azione apparentemente irregolare del gol di Yildiz contro il Genoa ne è un esempio, con il giovane turco che ha potuto spaziare sul fronte offensivo anziché rimanere confinato sulla fascia. Si è registrato un aumento notevole dei dribbling riusciti, passati da 7.6 a 12 a partita. Anche l’atteggiamento in campo e l’intensità mostrati dalla squadra sono apparsi differenti. La Juventus di Tudor ha manifestato una maggiore aggressività nel pressing, con l’obiettivo di recuperare palla più in alto. Il numero di contrasti è quasi raddoppiato (da 15 a 29) e gli intercetti sono triplicati rispetto all’ultima partita di Motta. Il gioco aereo, precedentemente meno sfruttato, è tornato a essere un’arma valida, con un raddoppio dei duelli e della percentuale di quelli vinti.
Al di là del profilo squisitamente tattico, si percepisce un cambio nella comunicazione e nell’approccio mentale. Tudor ha mostrato una maggiore schiettezza e un focus ossessivo sulla vittoria, in contrapposizione con i toni talvolta più smorzati del suo predecessore. Questo atteggiamento sembra aver trovato un riscontro positivo nel pubblico, anche allo stadio. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che si tratti ancora delle prime impressioni dopo un breve periodo di lavoro. Saranno le prossime gare a confermare o smentire l’efficacia delle scelte di Tudor e a delineare in maniera più precisa la nuova identità della Juve. Bisogna capire se i meccanismi introdotti potranno essere mantenuti con continuità e se la squadra saprà sviluppare ulteriormente le trame offensive con il nuovo approccio. E chissà che Tudor non riesca a conquistarsi la conferma per la prossima stagione, per la quale – da contratto – basterebbe cementare l’accesso alla prossima Champions…
