La vera storia dell’Iran: dalla Persia di Ciro alla Repubblica islamica

Quando oggi si parla di Iran, spesso il racconto comincia dalla Repubblica islamica nata nel 1979. Ma quella è soltanto l’ultima fase di una storia molto più lunga. L’Iran è infatti uno degli spazi politici e culturali più antichi del mondo: per millenni è stato al centro dei rapporti tra Mediterraneo, Asia centrale, Mesopotamia, Caucaso e subcontinente indiano.

Per comprendere l’Iran contemporaneo bisogna quindi tornare molto indietro nel tempo: alla Persia degli Achemenidi, alla conquista araba, alla progressiva islamizzazione, alla nascita dell’identità sciita persiana, alle pressioni delle potenze europee, alla scoperta del petrolio e, infine, alle crisi politiche del Novecento che portarono alla rivoluzione del 1979.

Dalla Persia all’Impero achemenide

Il territorio dell’attuale Iran era abitato fin dalla preistoria. Nell’VIII-VI secolo a.C. emerse la potenza dei Medi, popolazione iranica che controllava una parte significativa dell’altopiano iranico.

A metà del VI secolo a.C. la supremazia passò ai Persiani.

Il protagonista della svolta fu Ciro II, conosciuto come Ciro il Grande, fondatore dell’Impero achemenide. Ciro conquistò un territorio enorme, comprendente la Persia, la Media, la Lidia e Babilonia, creando uno dei più vasti imperi del mondo antico.

La sua espansione non si fermò ai territori iranici: l’Impero achemenide arrivò a comprendere gran parte del Vicino Oriente e, sotto i successori di Ciro, raggiunse anche l’Egitto e territori dell’Asia centrale.

Dario I organizzò ulteriormente l’impero attraverso una struttura amministrativa articolata in satrapie. La monarchia persiana sviluppò una rete di comunicazioni e una macchina amministrativa capace di governare popolazioni estremamente diverse.

L’impero entrò anche in conflitto con le città greche, dando origine alle celebri guerre persiane del V secolo a.C.

Nel 330 a.C. Alessandro Magno conquistò l’Impero achemenide. La morte di Alessandro aprì una nuova fase, caratterizzata dalla presenza ellenistica e successivamente dalla formazione di nuovi regni iranici.

Parti e Sasanidi

Tra le grandi potenze successive vi furono i Parti, o Arsacidi.

Il loro impero divenne uno dei principali rivali di Roma. Per secoli Roma e Persia si confrontarono per il controllo della Mesopotamia, dell’Armenia e delle vie commerciali verso Oriente.

Nel III secolo d.C. la dinastia sasanide sostituì quella partica.

L’Impero sasanide rappresentò l’ultima grande potenza persiana prima della conquista araba. Fu un impero centralizzato, con una forte tradizione monarchica e zoroastriana.

I Sasanidi furono anche protagonisti di continui conflitti con l’Impero romano e poi con quello bizantino.

Le guerre contro Bisanzio contribuirono però a indebolire entrambe le grandi potenze proprio alla vigilia dell’espansione araba.

La conquista araba e l’islamizzazione

Nel VII secolo l’espansione degli eserciti arabi cambiò radicalmente la storia della Persia.

Dopo la morte di Maometto nel 632, il califfato avviò una grande espansione. Le forze arabe sconfissero progressivamente l’Impero sasanide.

La battaglia di al-Qadisiyya, generalmente datata al 636, e quella di Nahavand del 642 furono decisive nel crollo del potere sasanide.

L’Iran entrò così nell’area politica e culturale del mondo islamico.

Ma islamizzazione non significò immediatamente cancellazione della cultura persiana.

Nei secoli successivi lingua, letteratura, amministrazione e tradizioni persiane continuarono a esercitare un’enorme influenza sul mondo islamico.

Il persiano sarebbe diventato una delle grandi lingue della cultura islamica, utilizzata anche presso corti non persiane.

L’invasione mongola e le successive dinastie

Nel XIII secolo l’Iran fu investito dalla conquista mongola.

Le invasioni provocarono distruzioni enormi, ma nel lungo periodo il territorio iranico tornò a essere un importante centro culturale.

Nei secoli successivi si alternarono diverse dinastie e potenze.

Una svolta fondamentale arrivò all’inizio del XVI secolo con i Safavidi.

La nascita dell’Iran sciita

Con Shah Ismail I, all’inizio del XVI secolo, nacque lo Stato safavide.

La scelta religiosa ebbe conseguenze decisive: lo sciismo duodecimano venne progressivamente imposto come religione ufficiale dello Stato.

Questo passaggio è fondamentale per comprendere l’Iran moderno.

L’Iran divenne infatti progressivamente il principale centro politico dello sciismo duodecimano, distinguendosi dalla maggioranza sunnita dell’area circostante.

La contrapposizione con l’Impero ottomano, sunnita, rafforzò ulteriormente questa identità.

Da allora religione sciita e identità persiana finirono per intrecciarsi profondamente, anche se non devono essere considerate la stessa cosa.

Nader Shah e la dinastia Qajar

Dopo la fine dei Safavidi, l’Iran attraversò una nuova fase di instabilità.

Nel XVIII secolo emerse Nader Shah, uno dei più importanti sovrani militari della storia iraniana. Il suo impero arrivò a estendersi fino all’India.

Dopo la sua morte, tuttavia, il potere si frammentò.

Alla fine del XVIII secolo si affermò la dinastia Qajar, che governò l’Iran fino al 1925.

Fu durante l’epoca Qajar che l’Iran dovette affrontare con crescente difficoltà la pressione delle grandi potenze europee, soprattutto Russia e Gran Bretagna.

Russia, Gran Bretagna e la perdita dell’influenza iraniana

Nel XIX secolo l’Iran divenne uno degli spazi della competizione tra imperi.

La Russia zarista avanzò verso il Caucaso e l’Asia centrale. La Gran Bretagna cercava invece di proteggere le proprie comunicazioni e i propri interessi verso l’India.

L’Iran perse progressivamente il controllo di diversi territori.

Le guerre russo-persiane portarono alla cessione di importanti regioni caucasiche alla Russia.

Questa fase lasciò nella memoria politica iraniana una forte diffidenza nei confronti delle potenze straniere.

La Rivoluzione costituzionale

All’inizio del XX secolo nacque un movimento politico fondamentale: la Rivoluzione costituzionale persiana.

Tra il 1905 e il 1911 una parte della società iraniana, comprendente mercanti, intellettuali, religiosi e altri gruppi sociali, chiese la limitazione del potere monarchico e l’istituzione di un Parlamento.

Nel 1906 lo shah Mozaffar al-Din Qajar accettò una costituzione.

Nacque così il Majles, il Parlamento iraniano.

La rivoluzione costituzionale rappresenta uno dei momenti fondamentali della storia politica iraniana perché dimostra che la richiesta di istituzioni rappresentative e di limitazione del potere monarchico precede di molti decenni la rivoluzione del 1979.

Il petrolio cambia la storia

All’inizio del XX secolo un’altra questione avrebbe trasformato definitivamente l’Iran: il petrolio.

Nel 1908 vennero scoperti importanti giacimenti a Masjed Soleyman.

Nel 1909 nacque l’Anglo-Persian Oil Company, legata agli interessi britannici.

Il petrolio trasformò progressivamente l’Iran in una realtà strategica di importanza mondiale.

Ma la questione petrolifera generò anche un enorme conflitto politico interno: chi doveva controllare la principale ricchezza naturale del Paese?

Reza Khan e la nascita della dinastia Pahlavi

Nel 1921 Reza Khan emerse come figura dominante della politica iraniana.

Nel 1925 la dinastia Qajar fu formalmente deposta e Reza Khan divenne shah con il nome di Reza Shah Pahlavi.

Il nuovo sovrano avviò un vasto programma di modernizzazione dello Stato.

Vennero rafforzati l’esercito e l’amministrazione centrale, sviluppate infrastrutture e istituzioni moderne e ridotto il potere autonomo di numerose autorità locali e religiose.

Nel 1935 il nome ufficiale internazionale del Paese divenne Iran, anche se il termine Persia continuò a essere utilizzato in molti contesti culturali e storici.

La modernizzazione, tuttavia, ebbe anche un carattere fortemente autoritario.

La Seconda guerra mondiale e l’abdicazione di Reza Shah

Durante la Seconda guerra mondiale, Gran Bretagna e Unione Sovietica occuparono l’Iran nel 1941.

Il motivo era strategico: il territorio iraniano era fondamentale per le comunicazioni e per il rifornimento dell’Unione Sovietica.

Reza Shah fu costretto ad abdicare.

Gli succedette il figlio, Mohammad Reza Pahlavi.

L’Iran entrò così nella fase più delicata della sua storia contemporanea.

Mohammad Mossadeq e la nazionalizzazione del petrolio

Nel dopoguerra crebbe il nazionalismo iraniano.

Una figura centrale fu Mohammad Mossadeq, politico nazionalista e primo ministro.

Nel 1951 il Parlamento iraniano approvò la nazionalizzazione dell’industria petrolifera.

La decisione colpì direttamente gli interessi britannici.

La crisi divenne internazionale.

Nel 1953 Mossadeq fu rovesciato da un colpo di Stato.

Il ruolo degli Stati Uniti e del Regno Unito negli eventi del 1953 è documentato storicamente e rappresenta uno dei passaggi fondamentali per comprendere la successiva ostilità iraniana verso Washington e Londra.

Dopo la caduta di Mossadeq, Mohammad Reza Pahlavi consolidò il proprio potere.

Lo Shah e la modernizzazione dell’Iran

Negli anni Sessanta Mohammad Reza Shah avviò la cosiddetta Rivoluzione Bianca.

Il programma comprendeva riforma agraria, alfabetizzazione, industrializzazione, estensione di alcuni diritti alle donne e modernizzazione economica.

L’Iran conobbe una forte crescita e una rapida trasformazione sociale.

Ma la modernizzazione fu accompagnata da un sistema politico autoritario.

L’opposizione politica venne fortemente limitata e la SAVAK, il servizio di sicurezza dello Stato, divenne uno degli strumenti principali della repressione.

La società iraniana, inoltre, era attraversata da profonde disuguaglianze.

Una parte della popolazione beneficiò della modernizzazione, mentre altre fasce sociali percepirono il processo come imposto dall’alto e troppo legato all’Occidente.

Khomeini entra nella storia

Tra gli oppositori più importanti dello Shah emerse un religioso sciita: Ruhollah Khomeini.

Khomeini criticò apertamente le politiche dello Shah e la Rivoluzione Bianca.

Nel 1963 fu arrestato e successivamente costretto all’esilio.

Passò diversi anni fuori dall’Iran, prima in Iraq e poi in Francia.

Durante l’esilio sviluppò una concezione politica destinata a cambiare il Medio Oriente: la teoria del velayat-e faqih, secondo la quale il giurista islamico deve esercitare la tutela politica della comunità.

Il 1978: l’esplosione della crisi

Nel 1978 la situazione precipitò.

Manifestazioni sempre più grandi attraversarono il Paese.

La protesta riunì gruppi molto diversi: religiosi, nazionalisti, liberali, marxisti, studenti, commercianti e settori della popolazione contrari alla monarchia.

Questo è un punto importante: la rivoluzione del 1979 non fu inizialmente una mobilitazione esclusivamente islamista.

Il fronte anti-Shah era molto più ampio.

Khomeini divenne progressivamente il principale punto di riferimento dell’opposizione, ma il risultato finale della rivoluzione non era necessariamente già scritto all’inizio delle proteste.

La caduta dello Shah

Nel gennaio 1979 Mohammad Reza Pahlavi lasciò l’Iran.

Il 1º febbraio Khomeini tornò a Teheran dall’esilio.

La monarchia crollò definitivamente nel giro di pochi giorni.

Il 1º aprile 1979, dopo un referendum, fu proclamata la Repubblica islamica dell’Iran.

La Costituzione successiva istituzionalizzò il ruolo della Guida suprema e introdusse un sistema nel quale istituzioni elettive e autorità religiose convivono, ma con un ruolo decisivo attribuito alla struttura religiosa.

La rivoluzione diventa un nuovo regime

Il passaggio dalla rivoluzione alla Repubblica islamica fu accompagnato dall’eliminazione politica dei numerosi gruppi che avevano contribuito alla caduta dello Shah.

Khomeini e i suoi sostenitori consolidarono progressivamente il controllo dello Stato.

La nuova Repubblica islamica non fu semplicemente una restaurazione religiosa: costruì un sistema politico nuovo, nel quale elezioni, Parlamento e presidenza convivono con istituzioni religiose dotate di poteri molto ampi.

Il Consiglio dei Guardiani, per esempio, controlla la conformità delle leggi alla Costituzione e ai principi islamici e svolge un ruolo decisivo anche nel processo elettorale.

La crisi degli ostaggi americani

Nel novembre 1979 studenti iraniani occuparono l’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran.

Decine di funzionari americani furono presi in ostaggio.

La crisi durò 444 giorni e trasformò definitivamente i rapporti tra Iran e Stati Uniti.

Gli ostaggi furono liberati nel gennaio 1981.

La crisi contribuì a consolidare la contrapposizione tra la nuova Repubblica islamica e Washington.

La guerra Iran-Iraq

Nel settembre 1980 l’Iraq di Saddam Hussein invase l’Iran.

La guerra durò otto anni, fino al 1988.

Fu uno dei conflitti più sanguinosi del Medio Oriente contemporaneo.

L’Iran dovette combattere una guerra convenzionale estremamente dura mentre il nuovo regime stava ancora consolidando le proprie strutture.

Il conflitto contribuì a rafforzare ulteriormente il nazionalismo iraniano e il ruolo delle strutture militari e rivoluzionarie.

La guerra terminò nel 1988 senza una vittoria decisiva di nessuno dei due Paesi.

Khomeini muore: arriva Khamenei

Khomeini morì nel 1989.

Gli succedette come Guida suprema Ali Khamenei, che aveva già ricoperto la carica di presidente della Repubblica.

Da quel momento la Repubblica islamica entrò in una nuova fase.

Il sistema rimase fondato sul principio della Guida suprema, ma al suo interno continuarono a confrontarsi correnti conservatrici, pragmatiche e riformiste.

Dall’Iran rivoluzionario all’Iran contemporaneo

Negli anni successivi l’Iran attraversò periodi di maggiore apertura e momenti di forte repressione politica.

La presidenza di Akbar Hashemi Rafsanjani fu caratterizzata soprattutto dalla ricostruzione dopo la guerra.

Con Mohammad Khatami, eletto presidente nel 1997, acquisirono maggiore forza le istanze riformiste.

Nel 2005 arrivò alla presidenza Mahmoud Ahmadinejad.

Il programma nucleare iraniano divenne intanto uno dei principali problemi della politica internazionale.

Gli Stati Uniti e altri Paesi accusarono Teheran di perseguire capacità nucleari incompatibili con gli obblighi internazionali; l’Iran ha sempre sostenuto il carattere pacifico del proprio programma nucleare.

L’accordo sul nucleare

Nel 2015 l’Iran e il gruppo dei Paesi noto come P5+1 raggiunsero il Joint Comprehensive Plan of Action, il cosiddetto accordo sul nucleare iraniano.

L’intesa prevedeva limitazioni al programma nucleare iraniano in cambio della revoca di una parte delle sanzioni.

Nel 2018 gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, si ritirarono unilateralmente dall’accordo e reintrodussero pesanti sanzioni.

Da allora il rapporto tra Washington e Teheran è tornato a essere estremamente conflittuale.

La vera chiave per capire l’Iran

La storia iraniana non può essere ridotta alla formula “Persia contro Islam”.

L’Iran contemporaneo è il risultato di almeno quattro grandi eredità storiche che si sono sovrapposte:

la tradizione persiana, nata molto prima dell’Islam;

la tradizione islamica, che da oltre tredici secoli costituisce una componente fondamentale della società iraniana;

lo sciismo, diventato religione ufficiale dello Stato a partire dall’epoca safavide;

il nazionalismo iraniano moderno, sviluppatosi anche come reazione alle pressioni russe, britanniche e occidentali.

È proprio questa sovrapposizione a spiegare una delle caratteristiche più importanti dell’Iran contemporaneo: il Paese può essere contemporaneamente profondamente persiano, musulmano, sciita e fortemente nazionalista.

Una storia che non comincia nel 1979

La Repubblica islamica ha meno di cinquant’anni.

La storia dell’Iran, invece, è millenaria.

La monarchia Pahlavi rappresentò una fase di forte modernizzazione ma anche di autoritarismo. La rivoluzione del 1979 nacque da un’opposizione molto più ampia del solo movimento religioso, ma Khomeini e i suoi sostenitori riuscirono successivamente a trasformare quella rivoluzione in una Repubblica islamica.

Per comprendere l’Iran di oggi bisogna quindi evitare due semplificazioni opposte.

La prima è raccontare la storia iraniana come se tutto fosse cominciato con Khomeini.

La seconda è immaginare l’Iran precedente al 1979 come una società semplicemente moderna, libera e occidentalizzata.

La realtà storica è molto più complessa: l’Iran dello Shah era un Paese in forte trasformazione economica e sociale, ma anche autoritario; la rivoluzione fu un movimento composito; e la Repubblica islamica nacque dalla vittoria progressiva di una delle componenti della rivoluzione sulle altre.

È questa successione — Impero persiano, conquista araba, rinascita della cultura persiana, sciismo safavide, pressione delle potenze straniere, nazionalismo petrolifero, modernizzazione Pahlavi, rivoluzione del 1979 e Repubblica islamica — che permette di capire davvero la storia dell’Iran.