Lo sport si è fermato: milioni di euro andati in fumo

Non solo il calcio ma tutto lo sport mondiale si è fermato. Una situazione imprevista ed inverosimile. Nessuno poteva immaginare uno scenario del genere. Tutte le discipline erano in piena attività. Nessuno, nemmeno i Migliori Bookmakers Stranieri del 2020, potevano mettere in conto uno stop generalizzato per pandemia.

Man mano che passano le settimane tutto il mondo dello sport si è fermato e deve prendere coscienza di una nuova realtà. In fumo sono andati milioni di euro, miliardi se si sommano quelli persi e quelli che si bruceranno.

La Grand Boucle è la terza manifestazione sportiva più seguita al mondo dopo Mondiali di calcio e Olimpiadi estive. Il rinvio nel 2021 a Tokyo dovrebbe costare all’incirca 5,5 miliardi di euro. Rispetto alle altre due competizioni, che si tengono ogni 4 anni, il Tour de France è annuale. Il suo giro d’affari è stimato in 150 milioni, all’incirca 5 volte superiore a quello del Giro d’Italia. I diritti televisivi sono venduti in 190 Paesi. La corsa francese raggiunge 3 miliardi di telespettatori. Poi ci sono gli introiti derivanti dagli enti locali, promotori della partenza e dell’arrivo delle singole tappe. E poi gli sponsor. Ad oggi la partenza è confermata il 27 giugno da Nizza anche se il direttore, Christian Prudhomme, ha anche detto che “partirà forse un po’ più tardi e magari sarà un po’ più corta”. Sembrerebbe che si sposti tutto in avanti di 1 mese con partenza il 25 luglio e arrivo a Parigi a Ferragosto (o il 16 agosto). A cascata lo slittamento del Tour incide anche sulla Vuelta prevista dal 14 agosto al 6 settembre. Anche per la corsa spagnola si lavora su un’edizione ridotta di una settimana. Partenza il 21 agosto, il che non toccherebbe il Giro d’Italia. La sua eventuale versione autunnale avrebbe come partenza il 3 ottobre e arrivo il 25.

Altro caso riguarda l’Nba il cui giro d’affari è miliardario. Pur di completare la stagione bloccata dalla pandemia, Nba e Premier League stanno pensando di realizzare 2 maxi concentramenti (a Las Vegas per i cestisti e vicino a Birmingham per i calciatori inglesi) dove radunare tutte le squadre e giocare a porte chiuse sino al completamento del calendario e assegnazione dei rispettivi titoli.

L’Nba è cresciuta tantissimo in dollari sonanti. Alla fine della stagione 2017/18, i ricavi collettivi che fanno da base per stabilire il salary cap annuale (basketball related income) hanno raggiunto la soglia dei 7,15 miliardi di dollari, con un’eccedenza di all’incirca 1,8 miliardi rispetto alle previsioni della stessa lega, che fissa il tetto salariale facendo fede alle proprie stime. Nel 2019, il monte ricavi complessivo dovrebbe toccare il record di 7,3 miliardi di dollari.

Ad incidere gli sponsor di maglia. Introdotti per la prima volta nel 2017 hanno portato i ricavi da sponsorizzazioni sulla soglia del miliardo (nel 2017 la Nba otteneva in totale 861 milioni dagli sponsor). Se le casse delle 30 società sono più ricche che mai, il covid-19 potrebbe frenare nel 2020 questa macchina per fare soldi. Infatti le spese hanno toccato vette mai viste prima. In totale, per la stagione 2019, la massa salariale dei giocatori ha un peso pari a 3,6 miliardi di dollari. Ci sono tutte le motivazioni (economiche) per concludere i campionati nel deserto di Las Vegas.